Antonio Polito lascia il Riformista

 
29 dicembre 2010
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Antonio Polito lascia per la seconda volta la guida del Riformista, il quotidiano da lui fondato nel 2002. Se n’era già andato nel 2006, per lanciarsi nell’avventura parlamentare con la Margherita. Poi nel 2008 il ritorno all’antico amore, con un progetto ambizioso: la trasformazione del foglio arancione in un giornale più generalista, con una foliazione molto più ampia e l’obiettivo di allargare la platea dei lettori. Dopo quasi tre anni però quel progetto è fallito: le copie in edicola sono circa 3mila, i giornalisti che erano stati assunti con contratti a termine per il rilancio sono rimasti a casa, le pagine si sono nuovamente ridotte e soprattutto si è rotto il rapporto di fiducia con l’editore Angelucci, che molto aveva investito e rischiato nel progetto.

La notizia delle dimissioni non è arrivata come un fulmine a ciel sereno nella redazione che da tempo si è trasferita al piano terra di Botteghe Oscure, nei locali di proprietà degli Angelucci. La mossa servirebbe a favorire la vendita del quotidiano a un gruppo guidato da Emanuele Macaluso. L’ottantenne ex dirigente del Pci, che con il suo «Le nuove ragioni del Socialismo» garantisce da anni il finanziamento pubblico al quotidiano, sarebbe pronto a rilevare la testata, insieme a dei soci per ora “coperti”. Ma una delle condizioni poste da Macaluso, raccontano, oltre al ripianamento dei debiti, è anche il cambio alla direzione. Di qui la scelta di Polito, di cui è ignota per ora la destinazione futura. C’è chi parla di un «periodo sabbatico», chi di un nuovo ruolo nell’area politico- culturale del nascente Terzo polo. Il direttore per ora non parla, domaniinuneditoriale spiegherà ai lettori i motivi della sua scelta.

Certo è che la trattativa tra Macaluso e Angelucci per ora è congelata, in attesa della pronuncia dell’Agcom di metàfebbraio, che dovrà chiarire se i contributi pubblici (circa 2,5 milioni l’anno) per il 2008 e il 2009 saranno o meno erogati. L’Agcom infatti (sollecitata dal dipartimento per l’Informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio) contesta un collegamento societario di fatto tra le due case editrici di Libero e del Riformista, che fanno capo entrambe alla famiglia Angelucci, che sarebbe lesivo della concorrenza. Ma al Riformista confidano che, visti i target differenziati dei due giornali, l’Agcom possa alla fine assegnare le due annualità dei finanziamenti al quotidiano. In caso negativo, sarebbe la Tosinvest a caricarsi i debiti, per poi vendere la testata. Mistero su chi firmerà il giornale da gennaio. Ma in redazione si tira un sospiro di sollievo: «La sospensione delle pubblicazioni è stata esclusa ».