«È una cosa incredibile. Cosa stiamo trattando a fare? È la prima volta che mi capita di fare una trattativa nella quale la controparte dice: noi stiamo trattando, ma sia chiaro che quell’accordo non è quello che andrà in vigore perché se non mi sta bene, io mi riservo di presentarne un altro...». Alla lettura delle dichiarazioni di Elsa Fornero, il segretario generale della Uil quasi trasecola.
Angeletti, questo pomeriggio però dovrete risedervi al tavolo col ministro...
«Noi stiamo facendo degli sforzi grandissimi per fare un accordo, non per discutere qualcosa che poi il governo cambierà. Io avevo chiesto espressamente ai ministri presenti, Fornero compresa, che il governo si impegnasse a presentare il testo dell’accordo con le parti sociali. Al limite poi andrà sotto in Parlamento, ma il Parlamento è sovrano, non il governo. Se le dichiarazioni della Fornero saranno confermate, penso sul serio che gli unici che stanno trattando in buona fede al tavolo sono i sindacati».
E invece gran parte della stampa vi accusa di voler solamente salvare l’esistente, di essere conservatori. Perfino di cercare la sponda del Pd.
«Noi non abbiamo chiesto sponde a nessuno perché non ne abbiamo bisogno e pensiamo che ognuno debba fare il proprio mestiere. Sono sicuro che il Pd non giudicherà la riforma sulla base di pressioni, ma in base al merito. Dobbiamo arrivare a un accordo, a un compromesso sulla base degli interessi che rappresentiamo coerentemente con la storia del sindacato confederale che ha sempre contemperato gli interessi dei lavoratori con l’interesse generale. Dobbiamo trovare soluzioni. Ma ricordo a tutti coloro che ci fanno prediche al limite dell’insulto che per anni abbiamo ascoltato peana sull’eccessivo uso di risorse per il sistema previdenziale a scapito dei giovani. E ora che la riforma previdenziale ha quasi dimezzato quei costi, nessuno ha osato chiedere che le risorse risparmiate siano usate per i giovani».
Il paradosso è che mentre vi accusano di chiedere sponde al Pd, il vostro segretario di Imola rifiuta di tenere un dibattito con Stefano Fassina perché «va allo sciopero della Fiom»...
«Non conosco il caso, però dico che Fassina farebbe bene a non andare dalla Fiom e che i miei potrebbero evitare queste polemiche perché lo stesso Fassina ha partecipato alle nostre manifestazioni ed è il benvenuto».
Angeletti, Fornero ha confermato poi che l’articolo 18 sarà oggetto del tavolo. Anche qui la pressione nei vostri confronti è grande.
«Ancor prima che partisse il tavolo si parlava solo di questo. Bisogna dire la verità: sono commentatori e imprenditori a essere ideologici. Io ribadisco che l’articolo 18 così com’ è va lasciato intatto perché evita licenziamenti discriminatori. Ma rilancio l’idea di definire le motivazioni per la giusta causa. Questo non significa però cancellarlo, come vorrebbero gli industriali. La Fornero non si è ancora espressa, ma non sono ottimista».
Il quadro è molto sconfortante...
«La trattativa è in salita e, prevedo, lo sarà ancora di più quando si parlerà di articolo 18. Non si può, ad esempio, parlare di ammortizzatori senza definire cosa sono, quanti soldi si daranno agli operai delle aziende in crisi e per quanto tempo. Se un lavoratore mi chiedesse un giudizio sulla trattativa, ora non saprei rispondere».
Oggi parlerete di politiche attive. Cosa si aspetta?
«Di come fare in modo che una persona che perde il lavoro ne possa trovare un altro: oggi solo il 2% dei lavoratori ci riescono tramite gli uffici pubblici! E invece parleremo di disegni e principi stupendi, ma senza gambe».
Intanto Marchionne tifa Bombassei...
«Non entro nel merito, ma non credo che Marchionne voglia influenzare la competizione. Penso invece che voglia mettere le mani avanti appoggiando un cavallo perdente per poi dire: l’avevo detto, ho fatto bene a uscire da Confindustria...».
A Pomigliano intanto la Cgil continua a rimanere fuori e la Fiat continua a perdere quote di mercato.
«La Fiom si è autoesclusa e non vedo problemi di democrazia o rappresentanza: come potrebbe avere gli stessi diritti di noi che abbiamo preso impegni e firmato accordi? La Fiat è una multinazionale che produrrà dove vende di più. Ma l’Italia, anche grazie a noi, è ancora un mercato fondamentale per Marchionne».