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Docenti universitari al Colle: «No alla Tav»

«Non vorremmo dolerci in futuro di questa leggerezza ingiustificabile. Molte grandi opere si sono rivelate foriere di danni e vittime». Firmano Tranfaglia, Settis e altri.
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27 luglio 2011
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«Non vorremmo che, nonostante le attuali conoscenze propongano ancora una volta ragionati dubbi, la scelta intransigente di proseguire ad oltranza la costruzione dell'opera (Torino-Lione, ndr) porti a doversi dolere in futuro di questa leggerezza ingiustificabile. Pertanto chiediamo rispettosamente di rimettere in discussione in modo trasparente ed oggettivo le necessità dell'opera».

A formulare la richiesta oltre un centinaio di docenti e ricercatori universitari italiani che hanno scritto al Capo dello Stato Giorgio Napolitano l'«appello alla trasparenza tecnico scientifica sul progetto Tav in Val Susa».

«Il problema della linea ferroviaria ad alta velocità/alta capacità Torino-Lyon rappresenta per noi, ricercatori e docenti, una questione di metodo sulla quale non è più possibile soprassedere» esordisce così la lettera, firmata da docenti come Nicola Tranfaglia, Salvatore Settis e dal saggista e metereologo Luca Mercalli, per citarne alcuni.

«Il pluridecennale processo decisionale che ha condotto a questa situazione è stato sempre afflitto da una scarsa considerazione del contesto tecnologico, ambientale ed economico tale da giustificare o meno la razionalità della scelta, data sempre per scontata dal mondo politico, imprenditoriale e dell'informazione, come assoluta fonte di giovamento per il Paese» puntualizzano i docenti firmatari dell'appello, che aggiungono che ormai è «nota una consistente e variegata documentazione scientifica che contraddice alcuni assunti fondamentali a supporto dell'opera e ne sconsiglia nettamente la costruzione».

A tale proposito l'appello ricorda che in Italia grandi opere su cui ci si è «ostinati anche allorché i dati oggettivi ne sconsigliavano la prosecuzione», si sono in seguito rivelate foriere di «danni, vittime e ingenti costi economici e ambientali che avrebbero potuto essere evitati», concludendo «qualora la nostra istanza non venisse accolta, e le perplessità in essere si rivelassero fondate in fase di realizzazione ed esercizio dell'opera, la presente resterà a futura memoria».