Soru: ecco i paletti per ritirare le dimissioni da governator
di Maria Zegarellitutti gli articoli dell'autore
Oggi e domani saranno due giornate decisive per il futuro politico della Sardegna: gli occhi sono puntati sul presidente della Regione, Renato Soru, che il 25 novembre scorso ha presentato le sue dimissioni dopo aver incassato il voto contrario a scrutinio palese del consiglio sulla legge urbanistica. Un no arrivato anche da 15 consiglieri del Pd, conto presentato per una lacerazione nel partito che affonda i suoi motivi indietro nel tempo: dalle primarie per la segreteria del Pd isolano ad ancor prima, forse. Si saprà durante i lavori del Consiglio regionale di oggi se il governatore ritirerà le dimissioni per arrivare a fine legislatura: in caso contrario l'appuntamento con le urne sarebbe fissato già a febbraio.
Se si dovesse verificare questa seconda ipotesi sarebbe la prima volta in 60 anni di autonomia e accadrebbe in un momento delicatissimo per il Pd alle prese con una questione morale che si sta allargando a macchia d'olio. Anche per questo a Roma c'è grande attenzione verso l'isola: sono in molti a ritenere dannoso il precipitare della crisi sarda. Guido Melis, che alle primarie ha votato Cabras, ora sostiene il Governatore: «Quello della Sardegna è un problema politico che la politica deve poter risolvere».
Lì non è arrivata la magistratura a mandare in tilt intere amministrazioni come sta avvendendo altrove. Soru ha smentito pressioni da parte di Veltroni per il ritiro delle dimissioni, ma di certo le diplomazie parlamentari - soriani e cabriasiani (questi ultimi fanno capo all'ex segretario regionale, «fuoco amico» nel Pd verso il governatore) - hanno discusso fitto in queste settimane per ricomporre le fratture. Un primo segnale sarebbe già indicato dall'ordine del giorno dei lavori di oggi. Si inizierà dall'approvazione dell'esercizio provvisorio 2009 e non dalla discussione delle dimissioni. Alle 13 ci sarà un incontro con i capigruppo di maggioranza e solo alle 17 si saprà la decisione di Soru. Che non è disposto a cedere di un millimetro sul programma con cui si presentò agli elettori. Soru in questi ultimi giorni ha anche risolto il conflitto di interessi affidando ad un fiduciario il pacchetto societario de l’Unità e di Tiscali, misure volte a sgombrare ogni intralcio a una sua candidatura.
Oggi il presidente chiederà alla maggioranza un nuovo patto per arrivare a fine legislatura. I paletti: approvazione senza se e senza ma della legge finanziaria entro tempi brevi; rivisitazione del piano paesistico per recuperare quanto è stato determinato dal voto contrario di un mese fa e prosecuzione del programma della coalizione «Sardegna insieme» sui cui si è fondato il patto con gli elettori. I «dissidenti» mostrano disponibilità, chiederanno molto probabilmente un rinvio della discussione della legge urbanistica, ma sono sempre più numerosi quelli convinti che andare a elezioni adesso sarebbe un rischio che il centrosinistra non può permettersi. Francesca Barracciu, segretaria regionale Pd, ritiene quello di oggi in consiglio un passaggio importante perché «venga ristabilita la fiducia tra il presidente e la maggioranza, ma soprattutto il rispetto per il programma elettorale». Paolo Fadda, «antisoriano della prima ora», spera che le dimissioni «vengano ritirate senza vincitori e vinti perché gli elettori non ce lo perdonerebbero». La disponibilità a votare la finanziaria ci sarebbe, sulla legge urbanistica il braccio di ferro non è concluso ma è meno ostile.



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