«Un treno in corsa che rischia di deragliare». L’immagine la dà uno dei presenti al tavolo. Che siano «due o tre settimane», come impone Elsa Fornero, o che sia «un mese», come sostiene Bonanni, la riforma del mercato del lavoro, da fare rigorosamente «senza risorse», rischia di trasformarsi in un bagno di sangue per le parti sociali. Per i sindacati ieri è scattato l’allarme rosso. I pericoli sono due, ma rischiano di saldarsi. Il primo riguarda lo strumento: il governo non ha dato alcun segnale da questo punto di vista. Il ragionamento di Cgil, Cisl e Uil è il seguente: se anche, e sarà difficile, si riuscisse a trovare un accordo su tutti i punti poi il governo come lo tramuterebbe in provvedimenti legislativi? Il rischio che nei vari testi e nei passaggi le volontà delle parti sociali siano perfino stravolte è troppo alto.
Fornero: «Lavoro, «riforme con o senza intesa»
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L’altro si chiama tenaglia. La battuta sul posto fisso di Monti e la quasi sordità del ministro Fornero rischiano di creare un’asse governo-Confindustria che mette in minoranza Cgil-Cisl-Uil-Ugl soprattutto in tema di flessibilità. Se loro ieri hanno sottolineato il passo indietro del governo sulla Cassa integrazione, Emma Marcegaglia ha invece fatto un passo avanti sulla flessibilità in uscita. Senza nominare l’articolo 18 ha comunque insistito sul tema citando il modello europeo e il licenziamento per motivi economici.
La contromossa è anch’essa in due punti. Il primo riguarda i rapporti con il governo. A tutti anche ieri è saltato agli occhi come Elsa Fornero e Corrado Passera siano lontanissimi. Nonostante nella Sala Verde sedessero una affianco dell’altro e alla fine si siano abbracciati, i rapporti sono molto tesi. La riunione è partita con una piccola gaffe. Fornero ha iniziato il suo intervento senza attendere il consueto “girotavolo” per l’ingresso dei fotografi. A quel punto, un commesso è stato costretto ad interromperla per chiederle: «Ministro, per i fotografi aspettiamo l’arrivo di Monti?». La risposta ha gelato il tavolo: «Il presidente Monti non verrà». Elsa Fornero era l’unica a sapere dell’assenza del premier (invece annunciato) e non ha avvertito nessuno. I fotografi sono poi stati fatti entrare, mentre Fornero ha dovuto ricominciare il suo intervento. Altra sorpresa a fine incontro. È stato lo stesso ministro del Lavoro ad annunciare che sarebbe stato Corrado Passera a chiudere i lavori. Il superministro dello Sviluppo ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha chiuso modificando sensibilmente l’asse della trattativa: «Siamo in recessione, nel pensare al futuro non possiamo dimenticare la realtà e che cosa essa significhi per imprese e lavoratori».
Un assist per i sindacati che a lui, e non a Fornero, chiederanno garanzie: se noi chiudiamo un avviso comune con Confindustria e imprese, tu ti devi impegnare a farlo passare senza modifiche in Consiglio dei ministri. Se Passera risponderà favorevolmente, allora Cgil-Cisl-Uil e Ugl apriranno una trattativa con Emma Marcegaglia e con le altre organizzazioni (ReteImprese, Abi, Ania): è già in agenda un appuntamento per mercoledì prossimo per chiudere un accordo o trovare il massimo di convergenze tecniche su più punti possibili. Dopo l’incontro alla foresteria di Confindustria le posizioni delle parti sociali sono assai vicine in fatto di ammortizzatori (Cig ordinaria e straordinaria mantenute, Cig in deroga sostituita da un’indennità allungata e con platea allargata) e abbastanza vicine in fatto di contratti (ridurre drasticamente la giungla dei 46 contratti, favorire l’apprendistato e perseguire gli abusi sulle false partite Iva). Molto più difficile trovare la quadratura del cerchio sulla flessibilità. Lo spettro dell’articolo 18 aleggia sulla campagna elettorale per la successione ad Emma Marcegaglia. Non sarà un totem, non sarà un tabù. Ma si torna sempre lì.