Richard Ginori: epitaffio
di una fabbrica d'eccellenza

richard ginori operai 640
Di Francesco Sangermano
1 agosto 2012
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Sono usciti alla spicciolata. Il capo chino, poche cose in mano. Una pianta, un sacchetto, uno scatolone. Sorrisi forzati, poche parole, nessuna voglia di indugiare il passo fuori da quel cancello che, fino a ieri, ha simboleggiato la quotdianità delle loro vite. La Richard Ginori di Sesto Fiorentino (Firenze) cessa la produzione. I forni resteranno accesi, per ora, nella speranza che qualcuno si decida a rilevare una fabbrica che odora di storia in ogni suo centimetro. E che, quindi, quel giorno sia più facile far riprendere l’attività. Nel frattempo i 330 dipendenti finiranno in cassa integrazione.

«NON FINISCE QUI»
Lì, fuori dai cancelli, ieri c’erano anche il presidente della Regione Enrico Rossi e il sindaco di Sesto Gianni Gianassi. Nelle scorse settimane, sul futuro dell’aeroporto di Peretola, si erano scontrati duramente. Ieri, invece, si sono abbracciati. Perché di fronte a una fabbrica che chiude, a posti di lavoro che se ne vanno, a un pezzo della storia di una città che rischia di scomparire non c’è spazio per i rancori personali. E l’unica obiettivo diventa la lotta. Comune. Condivisa. «Non vogliamo perdere questo pezzo importante dell'apparato produttivo della Toscana» ha detto Rossi. «Nessuno nega - ha aggiunto - che questa azienda abbia bisogno di investimenti, di ristrutturazione, di internazionalizzazione dei suoi prodotti, di trovare veicoli che riescano a penetrare sui mercati con una qualità che tutti riconoscono essere straordinaria». Ma a queste condizioni, ha sottolineato Rossi, «se si presenta un imprenditore capace, che ha voglia di fare tutto questo, troverà sicuramente, come è sempre accaduto in Toscana, le istituzioni locali e i sindacati disponibili a supportare questo processo di cui c'è bisogno».

Parole che Gianassi ha fatto proprie. «No, non è finita - ha detto - Qui dentro c’è una storia, una qualità e una tipologia di produzione che non possono essere compressi nella cassa integrazione». La battaglia, insomma, non si esaurirà con lo stop della produzione. Anzi. «Siamo convinti che un’eccellenza del nostro territorio come la Ginori non possa scrivere la parola fine - hanno aggiunto Patrizio Mecacci, segretario Pd metropolitano di Firenze, e Camilla Sanquerin, segretaria Pd Sesto Fiorentino - I suoi occupati non devono pagare sulla loro pelle il duro prezzo di una riorganizzazione aziendale».