Monti:«Governi, mai limiti ma serve flessibilità»

Monti, spread
6 agosto 2012
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Con le polemiche che agitano le capitali europee, Mario Monti sente il bisogno di puntualizzare alle agenzie: «Non ho inteso in alcun modo auspicare una limitazione del controllo parlamentare sui governi che, anzi, penso vada rafforzato. Ho solo voluto sottolineare la necessità di compiere passi avanti nell'integrazione europea» in cui «può rivelarsi necessaria una certa flessibilità»

MONTI, EQUIVOCI SU MIA INTERVISTA
MA SERVE FLESSIBILITA'

In merito ad alcune reazioni suscitate dalla sua intervista al settimanale «Der Spiegel», «che sembra aver generato alcuni equivoci», il premier Mario Monti precisa in una nota: «Sono convinto che la legittimazione democratica parlamentare sia fondamentale nel processo d'integrazione europea. Proprio a questo fine nel trattato di Lisbona è stato opportunamente rafforzato sia il ruolo dei Parlamenti nazionali, sia quello del Parlamento europeo. Non ho inteso in alcun modo - spiega Monti - auspicare una limitazione del controllo parlamentare sui governi che, anzi, penso vada rafforzato tanto sul piano nazionale che su quello europeo. L'autonomia del parlamento nei confronti dell'esecutivo non è affatto in questione, nell'ovvio rispetto, peraltro, di quanto previsto dagli ordinamenti costituzionali di ciascuno Stato europeo».

«Ho unicamente voluto sottolineare - prosegue monti - la necessità di un costante e sistematico dialogo fra governo e parlamento. Nei negoziati tra governi può rivelarsi necessaria una certa flessibilità per giungere ad un accordo, da esercitarsi sempre nel solco di scelte condivise con il proprio parlamento. In questa ottica, ritengo che ogni governo abbia il dovere di spiegarsi e interagire in modo dinamico, trasparente ed efficace con il parlamento, in maniera da individuare soluzioni, ove opportuno anche innovative e coraggiose, verso un comune obiettivo europeo».

L'INTERVISTA: GOVERNI PIU' AUTONOMI DA PARLAMENTI
I governi devono avere uno «spazio autonomo di manovra» rispetto ai parlamenti, altrimenti uno scenario di «disintegrazione» dell'Europa sarebbe più probabile di uno di integrazione.

Questa è la frase (in libera traduzione) che il premier italiano Monti ha consegnato alla sua intervista al settimanale tedesco «Der Spiegel». Una frase che da ieri agita l'Europa intera.

Interviene la Commissione Europea, con il portavoce dei ventisette, Olivier Bailly: «È difficile commentare una frase o l'altra al di fuori del contesto generale, tuttavia l'Ue rispetta le competenze dei parlamenti nazionali. L'Ue è basata su certe regole e quando si tratta dell'adozione e dell'attuazione di strumenti finanziari è stato deciso da parte dei paesi Ue di seguirle. Si tratta di regole chiare e fissate in testi legali che sono stati ratificati dai paese membri».

Ribatte anche la stessa Angela Merkel che, per bocca del suo portavoce George Streiter, fa sapere: «Le decisioni dei governi devono avere una legittimità democratica. In Germania il Cancelliere è consapevole che la legislazione deve essere sostenuta dal parlamento e che questo vi partecipi attivamente».

Una certa sorpresa serpeggia nei corridoi di Bruxelles, al di là delle dichiarazioni ufficiali, per l'uscita del premier Mario Monti a «Der Spiegel» sul ruolo dei parlamenti nazionali, che ha sollevato forti polemiche in Germania.

Di un'intervista molto lunga e ricca di contenuti, l'unico elemento che è stato notato, osservano al Berlaymont, è stata solo la frase sull'autonomia che i governi devono esercitare rispetto ai parlamenti nelle trattative Ue.

«Forse non era opportuna», fanno notare le fonti, ricordando che è da oltre un anno e mezzo che la Corte Costituzionale tedesca continua a rafforzare i poteri del Bundestag rispetto alle decisioni che vengono prese dalla cancelliera e dai ministri del suo governo a Bruxelles.

La stessa Ue diverse volte ha già avuto a che fare con situazioni difficili innescate dai parlamenti nazionali, come per esempio era stato il caso della Slovacchia la cui assemblea si era opposta all'approvazione del piano di aiuti alla Grecia e dei fondi salvastato. «Dobbiamo rispettare il processo politico e le sue regole», riassumono la situazione le fonti comunitarie, «non si può fare diversamente».

Ma, salvo rare eccezioni (vedi l'ex ministro Brunetta), in tanti, in Italia e all'estero, si sono soffermati a criticare le parole del premier Monti.

Per Matteo Orfini, dirigente del Pd, responsabile cultura del partito, quella di Monti sul tema governo-parlamento è una sgradevole sgrammaticatura, «fossi in lui, correggerei al più presto».

Critiche bipartisan, in Germania. Ai politici tedeschi di tutto l'arco costituzionale non sono piaciute, in particolare, le considerazioni sull'autonomia dai parlamenti nazionali che i governi devono essere in grado di esercitare nelle trattative a Bruxelles.

Molto duri gli attacchi dai falchi della coalizione di maggioranza, i liberali dell'Fdp e i bavaresi della Csu, mentre appare più conciliante la posizione della Cdu della cancelliera Angela Merkel.

Addirittura di «attacco alla democrazia» parla il segretario generale della Csu, Alexander Dobrindt: «Il signor Monti ha evidentemente bisogno di una chiara presa di posizione. Noi tedeschi non siamo pronti a cancellare la nostra democrazia per finanziare i debiti italiani», ha detto.

Per il capogruppo liberale Rainer Bruederle bisogna «fare attenzione» che nel necessario processo di riforme «l'Europa rimanga sufficientemente legittimata dal punto di vista democratico».

Sul portafoglio dei tedeschi punta invece l'euroscettico liberale Frank Schaeffler, secondo cui «Monti vuole risolvere i suoi problemi facendoli pagare ai contribuenti tedeschi». Più morbido il parlamentare della Cdu Michael Grosse-Broemer, per cui se pure resta decisiva la capacità d'agire dei governi, «ciò non giustifica in nessun modo il tentativo di limitare il necessario controllo parlamentare».

Sul fronte dell'opposizione, nette le parole della socialdemocratica Spd che, sempre a proposito dell'autonomia dei governi dai parlamenti nazionali invocata dal premier italiano, per bocca del vicecapogruppo al Bundestag, Joachim Poss, ha considerato come «l'accettazione dell'euro e del suo salvataggio viene rafforzato dai parlamenti nazionali e non indebolito». Evidentemente, ha proseguito Poss intervistato dal Rheinische Post, «gli anni di Berlusconi hanno indebolito l'immagine del ruolo del parlamento».