Assicurazioni

Maria, al lavoro per 40 anni ma ora è senza nulla

pensioni, inps
Di m.fr.
22 febbraio 2012
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Maria è una delle migliaia di lavoratrici che ha sempre fatto lo stesso lavoro, ma che ha avuto la sfortuna di cambiare istituto previdenziale. È nata il 21 gennaio del 1954 e ha sempre eseguito la stessa mansione. Prima in ditte private poi con società collegate a Poste Italiane. È stata iscritta all’Inps per oltre 33 anni. Poi la sua ditta è stata esternalizzata, diventando Postel con iscrizione all’ente previdenziale Ipost (ora riassorbito) per oltre 7 anni. Il 21 luglio 2010 ha presentato la domanda di ricongiunzione dei contributi verso l’Inps, prima di lasciare il lavoro il 31 dicembre 2010. Tra Inps e ex Ipost ha complessivamente oltre 40 anni di contributi. Maria era certa che la ricongiunzione all’Inps della contribuzione Ipost fosse gratuita, ma la manovra del 2010 l’ha resa onerosa. Nonostante la legge sia entrata in vigore il 30 luglio 2010, nove giorni dopo la sua presentazione della richiesta, la sua validità è infatti retroattiva.

Solo dopo 1 anno, il 20 luglio 2011 Maria riceve il provvedimento di ricongiunzione: oneroso e peraltro sbagliato. Dopo un riesame l’Inps comunica a dicembre 2011 che per ricongiungere il periodo Ipost all’Inps ha un costo di 36.857,87 euro. Il pagamento della prime tre rate il cui costo è di 2.670 euro scade il 31 marzo. Maria, però, non è in condizione di pagare, non lavora più e non è pensionata, nessuno è disposto a concederle prestiti. Se non paga può chiedere la pensione in regime di totalizzazione: oltre ad un trattamento notevolmente inferiore perderebbe oltre un anno di pensione. Secondo le nuove disposizioni della legge Monti la sua età per la pensione di vecchiaia arriverebbe nel 2020 con 66 anni e 11 mesi di età. Si troverebbe dunque ad attendere altri 9 anni senza stipendio e pensione.