Liberalizzazioni: ecco cosa va e cosa non va

liberalizzazioni
Di Laura Matteucci
22 gennaio 2012
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Decreto luci e ombre di Massimo D'Antoni

COSA NON VA / 1

PARAFARMACIE AL PALO
DEREGULATION FERROVIE


C’è il danno, continuare a non poter vendere i farmaci di fascia C, quelli per cui è necessaria la ricetta ma che sono a carico del cittadino. E c’è anche la beffa: la prospettata apertura di 5mila nuove farmacie (il cui numero sale così da 18mila a 23mila) che, complice il fatto di poter praticare sconti (ma è solo una possibilità), sarebbero da subito in diretta concorrenza. Per le 3.823 parafarmacie italiane è débacle su tutta la linea. A rischio, con la loro sopravvivenza, sono circa 8mila posti di lavoro. E svaniscono anche 600 milioni di investimenti già preventivati. La possibilità di vendere negli ipermercati e nelle parafarmacie medicinali classificati di «fascia C» (che rappresenta circa il 17% del fatturato, e non sarebbe stata liberalizzata comunque per intero) avrebbe invece potuto creare circa 5mila nuovi posti di lavoro, determinando, grazie alla concorrenza che si sarebbe aperta, un abbattimento dei prezzi per un risparmio calcolato tra i 250 e i 500 milioni di euro l’anno. Previsto già nel decreto di dicembre, dal quale era svanito dopo le pressioni di alcuni parlamentari Pdl che si erano fatti portavoce della lobby dei farmacisti, era tra gli interventi più attesi, come le stesse parole di Monti avevano fatto intendere (per i farmaci «porremo rimedio a gennaio», aveva detto). Il decreto prevede solo un unico grande concorso straordinario per l’apertura di oltre 5mila farmacie (una ogni 3mila abitanti), la possibilità di sconti anche per i farmaci di fascia A direttamente pagati dal cittadino, e orari e turni allargati. Il concorso sarà per i farmacisti non titolari e potranno parteciparvi, vedendo riconosciuto il punteggio di servizio maturato, anche farmacisti che lavorano in ambito diverso da quello delle farmacie. Inserita una norma volta a generalizzare la cultura e la pratica del farmaco generico: il medico sarà obbligato ad indicarlo nella sua ricetta. Menomale. Un punto tutto da verificare è poi la deregulation sui contratti di lavoro ferroviari (decade l’obbligo per le aziende di applicare i contratti collettivi), un modo per agevolare l’ingresso di nuovi operatori e che finisce per colpire anche i lavoratori di Trenitalia. Lo scorporo tra Fs e rete ferroviaria Rfi, inizialmente previsto, non viene contemplato nel decreto. Se ne occuperà, eventualmente, la costituenda Autorità dei trasporti.

COSA VA / 1

L'ACQUA NON SI TOCCA
PIU' SCONTI ALLE EDICOLE


L’istituzione di un’Autorità indipendente per i trasporti, che toglie competenze dirette alla politica, è un provvedimento che può avere un vero impatto positivo sulla regolamentazione dei mercati. Peccato solo venga rinviata ad un ulteriore ddl, da presentare entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto sulle liberalizzazioni. Più immediati potrebbero essere gli effetti positivi della semplificazione per la creazione di imprese (per quelle edili soprattutto è prevista una minore tassazione e meno vincoli burocratici). Un capitolo cui è ascritta anche la nuova figura di società «a responsabilità limitata», quella per i giovani under 35, con il versamento di un capitale minimo di 1 euro e senza l’obbligo di intervento del notaio. Una grande apertura per chi non ha mezzi, soggetta comunque a parecchie critiche: la più pesante, il rischio che una società di questo tipo, fondata senza particolari controlli, possa fare da facciata per la malavita organizzata, considerando anche che chiunque avrebbe la possibilità di ricoprire il ruolo di amministratore. In più, società di questo tipo, di fatto non capitalizzate, avrebbero certamente qualche problema di accesso al credito, a meno di fideiussioni da parte di terzi (ma in tal caso la capitalizzazione zero sarebbe fittizia). Il Tribunale per le imprese, canale preferenziale che dovrebbe accorciare i tempi dei contenziosi, sembra però il semplice cambio di denominazione di sezioni giudiziarie già esistenti, quelle specializzate nei brevetti. I consumatori potrebbero trarre qualche beneficio dalle nuove norme per gli edicolanti, che potranno praticare sconti sulla merce venduta. L’articolo che li riguarda tende a migliorare il rapporto contrattuale con i distributori, cui possono rifiutare le forniture di prodotti complementari. Quanto ai servizi pubblici locali, per i quali sono favoriti gli accorpamenti e le aggregazioni di aziende, è sparito nell’ultima versione il divieto di gestione pubblica del servizio idrico. Una vittoria per tutti i referendari, i cui comitati avevano già prospettato, in caso contrario, il ricorso alla Corte costituzionale.

COSA NON VA / 2

BANCHE INDENNI
L'INGANNO POLIZZE


Le banche escono sostanzialmente indenni dal decreto. Verranno definite le caratteristiche dei conti correnti e conti base, e Banca d’Italia dovrà indicare anche l’ammontare degli importi delle commissioni da applicare sui prelievi effettuati con carta di credito. Ma le banche, come rilevano le associazioni dei consumatori, continuano ad applicare tassi di interesse più elevati dello 0,67% sui mutui, in Italia al 4,6% contro il 3,93% della media Ue. Anche la norma sulle polizze assicurative per poter accedere ad un mutuo, con l’obbligo di fornire due preventivi al cliente, appare beffarda (perché non vietare tout-court la vendita delle polizze?). Altra questione toccata solo di sfuggita è poi quella delle Rc auto: quello degli sconti per chi installa in auto la scatola nera è un esperimento già fatto cinque anni fa su 14mila vetture, senza risultati di rilievo. Viceversa, non è stato toccato il meccanismo del bonus-malus, quello su cui si regola davvero il mercato tariffario. Quanto ai notai, il loro aumento, già risicato (500 unità) è solo sulla carta: si tratta di un invito a completare entro il 31 dicembre 2012 le procedure per i concorsi già banditi negli ultimi tre anni. Non si parla peraltro di sanzioni in caso contrario. L’abolizione delle tariffe professionali era in realtà già prevista sia dalle «lenzuolate» di Bersani, sia dalla manovra del luglio scorso: si tratta quindi di un’estensione di norme già fissate. La stessa manovra prevedeva già anche l’obbligo per i professionisti di presentare un preventivo scritto al cliente, procedura atta a favorire la trasparenza ma che potrebbe rivelarsi complicata nella sua reale attuazione. Nell’immediato, e nonostante le infuocate proteste, per i taxisti non accade proprio nulla. Ogni eventuale modifica nel numero e nelle modalità di rilascio delle licenze (l’incremento verrebbe comunque accompagnato da adeguate compensazioni) è infatti affidata all’Autorità per l’energia, in attesa dell’istituzione di una specifica Autorità di regolazione dei trasporti, entro 3 mesi dalla conversione del dl.

COSA VA / 2

GIU' IL PETROLIO
RISPARMIO DI 116 EURO


La società Snam, (società nazionale metanodotti), è la holding che controlla Snam Rete Gas spa, ovvero la principale società italiana di trasporto del gas naturale. È attiva anche nello stoccaggio del gas naturale, con Stogit, e nella vendita del gas, attraverso il controllo di Italgas. Il principale azionista di Snam è l’Eni con il 52,53%, il cui principale azionista è, a sua volta, lo Stato. La separazione della rete del gas da Eni sarà realizzata mediante lo scorporo proprietario dell’intera Snam. È il metodo ottimale per attuare un effettivo mercato concorrenziale del gas naturale, garantendo un migliore sviluppo della rete infrastrutturale e l’accesso «libero» degli operatori. Il che dovrebbe consentire anche di abbassare i prezzi finali al consumatore. Ma lo scorporo è demandato ad un dpcm (decreto del presidente del Consiglio) da varare entro sei mesi, che dovrà anche chiarire le modalità con cui Eni dovrà scendere sotto il 50%. Nella nuova costituenda maxi Authority, quella delle reti, confluiranno le competenze dell’Autorità per l’energia e dell’attesa Autorità per i trasporti. Aggiornando le tariffe per famiglie e pmi, l’Autorità dovrebbe ridurre gradualmente il riferimento ai prezzi del petrolio per considerare anche quelli sui mercati europei del gas, con effetti di contenimento delle bollette. Il dl istituisce un nuovo tipo di servizio di stoccaggio per consentire alle imprese di approvvigionarsi direttamente all’estero a prezzi più competitivi. E, quanto al mercato elettrico, viene aggiornata la disciplina per tener conto della crescita dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e maggiore integrazione con i mercati elettrici europei, sempre per contenere le bollette. Nel complesso, secondo le associazioni dei consumatori, sulle bollette energetiche si potrà risparmiare fino a 109 euro a famiglia. La partita si completa con le nuove norme relative agli impianti di distribuzione dei carburanti: è prevista una pluralità di contratti possibili tra gestori e compagnie petrolifere, da regolamentare in sede sindacale. Ma lo stop alle forniture esclusive riguarderà solo il 50% dell’approvvigionamento e solo i titolari dell’autorizzazione, insomma i proprietari: in sostanza il provvedimento sarà valido dal 30 giugno per 500 impianti su 25mila (motivo per cui parte della categoria ha proclamato la serrata). Per il resto, l’intera filiera - dall’estrazione alla pompa - resta in mano alle compagnie petrolifere, che continueranno a decidere anche i prezzi finali agli automobilisti. I consumatori calcolano comunque che ne deriverà un risparmio di circa 116 euro l’anno. È confermata la possibilità di vendere nei mega distributori (minimo 1500 metri quadrati di superficie) anche prodotti non oil. E la rimozione dei vincoli non giustificati all’apertura di impianti presso i centri commerciali.