Archiviato un 2011 drammatico per l'occupazione, è appena partito un anno che potrebbe essere persino peggio, con le conseguenze della recessione in corso che sono ancora tutte da verificare. E così, a riprova dell'eccezionalità del momento, già nel giorno di festa si è cominciato a far di conto, cercando di inquadrare il vastissimo fronte delle vertenze fin qui avviate, con i principali leader sindacali che hanno subito fatto sentire la loro voce. E purtroppo l'impressionante numero di tavoli aperti al ministero dello Sviluppo economico appare come una prima conferma delle fosche previsioni formulate a metà dicembre da Confindustria. Il Centro studi di Viale dell'Astronomia, a fronte di una contrazione del pil dell'1,6% nel 2012 (cui dovrebbe seguire una mini ripresa dello 0,6% nell'anno successivo), ha infatti quantificato in 219mila le persone che perderanno il posto di lavoro nel biennio 2012-2013, il che porterebbe il conto totale dei nuovi disoccupati a 800mila da quando, era la metà del 2008, è iniziata la crisi globale tuttora in atto.
I SETTORI IN BILICO
Quanto avvenuto negli ultimi mesi al ministero avvalora, come detto, le stime confindustriali. Sono circa 230 i tavoli aperti per cercare una soluzione alle molteplici crisi aziendali in corso. Un'emergenza che vede coinvolti 300mila dipendenti, con rischi occupazionali più immediati per 40mila persone. Quest'ultime lavorano per lo più nelle aziende che hanno in atto le trattative più serrate, circa un centinaio, mentre i settori più colpiti sono quello dei trasporti, del tessile, delle telecomunicazioni, senza naturalmente dimenticare l'auto che viene monitorata da vicino poiché la situazione è preoccupante non soltanto in Italia.
Ad aggravare la situazione, poi, c'è il deterioramento del quadro economico generale che trasforma la perdita del posto in un dramma senza rimedio. Il mercato del lavoro non dà alcun segno di ripresa, ed a pesare sulle aziende italiane è il sempre più difficile accesso al credito, il cronico ritardo nei pagamenti da parte della pubblica amministrazione, nonché la crescente difficoltà a rimanere competitivi di fronte alla concorrenza internazionale. Il panorama delle vertenze appare quanto mai composito, a riprova dell'importanza e della globalità della crisi. Al centro dell'attenzione ci sono inevitabilmente i grandi gruppi come Fincantieri, l'ormai ex fabbrica Fiat di Termini Imerese e un altro pezzo del Lingotto, lo stabilimento Irisbus. E fra i tavoli che ripartiranno al ministero già in questi primi giorni di gennaio, ci sono quello dell'Omsa di Faenza, con 239 donne che rischiano la disoccupazione a marzo, e quelli per Agile ed Eutelia, due aziende in amministrazione straordinaria con un grave problema occupazionale da gestire visto che soltanto per la prima si parla di 1.350 dipendenti in bilico. E preoccupazione c'è anche per la Lucchini di Piombino, con 3mila dipendenti nel settore siderurgico, mentre un altro comparto in crisi è quello della chimica, con il polo di Terni fra quelli in difficoltà.
L’EMERGENZA MERIDIONE
L'attenzione della cronaca si è concentrata negli ultimi giorni sulla clamorosa protesta dei tre dipendenti di Wagons Lits, da quasi un mese sulla torre faro della Stazione centrale di Milano per protestare contro i 539 licenziamenti. E un altro settore molto difficile è quello delle telecomunicazioni. «Alcatel - sottolineano al ministero - ha annunciato un nuovo taglio di organico pesante, Nokia-Siemens ha ridotto tutte le attività produttive e di ricerca, Italtel è in difficoltà». Naturalmente un altro aspetto da tener presente è quello geografico. Al dicastero dello Sviluppo economico si evidenzia «il cronicizzarsi di situazioni di crisi nel Sud, alcune delle quali molto compromesse». Fra queste, l'ex polo elettronico di Caserta piuttosto che il settore ferroviario con le vertenze di Firema e Ansaldo Breda.