Assicurazioni

LA SCHEDA: Senza nuove risorse assegno Cigs a metà di Massimo Franchi

Camusso, duro colpo dalla manovra
Di Massimo Franchi
21 febbraio 2012
A - A
Ci sono gli ottimisti («Con questi chiari di luna anche la ministra capirà che non si possono fare le rivoluzioni mondiali e ci verrà incontro con soluzioni più realistiche e vicine all’esistente») e i pessimisti («È troppo convinta dei suoi principi e non ascolta ragioni: andrà avanti come un carro armato»). Su una cosa però sono tutti d’accordo. Se il quadro è quello ribadito anche ieri («La riforma degli ammortizzatori si farà senza risorse pubbliche e senza aumentare il costo del lavoro per le imprese») le cose non potranno andar bene. Per dirla con Susanna Camusso «con una riforma senza risorse ci sarà una diminuzione e non un allargamento delle tutele».

Basta prendere gli ultimi dati sugli ammortizzatori e applicare i principi «enucleati» dalla ministra Elsa Fornero. L’idea della ministra è quella anticipata più volte: due pilastri, uno che tuteli il posto di lavoro per un tempo congruo e l’altro che tuteli il lavoratore con un’assicurazione contro la disoccupazione.

Le uniche carte scoperte sono sulla volontà di «riportare la cassa integrazione alla sua funzione originaria con una eliminazione di alcune causali come la cessazione di attività e il fallimento», ora contemplate nella Cassa integrazione straordinaria e che invece dovrebbero passare nell’indennità di disoccupazione». La marcia indietro sulla cassa integrazione straordinaria è evidente. Ma le conseguenze potrebbero essere peggiori soprattutto per i lavoratori. Oggi la Cigs “copre” circa 2,5 - 3 milioni di lavoratori (quelli occupati nelle industrie con più di 15 dipendenti e quelli del commercio sopra le 50 persone) fino a 24 mesi con un assegno pari all’80 per cento della retribuzione, ma con un massimale fissato a 870 euro. Allargandola a tutti i lavoratori dei vari settori si arriverebbe ad una quota di possibili tutelati di circa 12 milioni. Quattro volte tanto. Senza aumentare le risorse e i contributi per l’azienda e mantenendo la stessa durata si rischia di ridurre gli attuali assegni della metà, stima più di un esperto in materia. E con 450 euro al mese è dura andare avanti. Una stima che aumenterebbe a 600 euro considerando un ritorno all’utilizzo di questo strumento a livelli pre-crisi (134 milioni di ore utilizzate nel 2006 contro i 411 milioni del 2011).

Sul capitolo indennità di disoccupazione le parole del ministro sono state perfino più preoccupanti. Soprattutto per quanto riguarda la contribuzione figurativa. «Deve essere legata non alla retribuzione ma all’indennità, nello spirito del metodo contributivo». Tradotto: se oggi ai disoccupati vengono versati contributi figurativi rispetto all’ultimo stipendio avuto, con la riforma Fornero sarà rispetto all’importo dell’assegno di disoccupazione, molto più basso. Anche qui le incognite sono comunque tantissime. Tanto che la ministra ha utilizzato espressamente la variabile “x” nel prevedere la durata dell’indennità: «Una settimana ogni “ics” mesi lavorati». Una equazione che porta Fulvio Fammoni, segretario confederale Cgil, a commentare amaro: «Siamo ad un livello di indeterminatezza del tutto antitetico all’idea di chiudere il confronto entro marzo».