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IL DOSSIER | Dal fiscal compact al fondo Salva-Stati, dal fantasma del default al ruolo della Bce: la crisi economica è difficile anche da spiegare. Guida ragionata a neologismi, ricette e possibili scenari.
crisi euro
Di Emilio Barucci*
7 agosto 2012
A - A
La crisi dell’euro è arrivata alla svolta decisiva. Il problema è rappresentato dalla sostenibilità del debito pubblico di alcuni Paesi: il timore è che i Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna) non siano in grado di sostenere il loro debito pubblico. Il debito è elevato per due motivi: elevata e cattiva qualità della spesa pubblica, salvataggi bancari che hanno fatto seguito alla crisi finanziaria. In tutti i casi pesano anche le basse prospettive di crescita delle economie. Per far fronte a questa situazione, negli ultimi due anni le istituzioni europee hanno messo in campo una serie di misure che non sono riuscite a risolvere la crisi e hanno anzi contribuito al suo aggravarsi. C’è oramai il riconoscimento che la soluzione tecnicamente sia nelle mani della Bce ma che la sostanza sia politica e riguardi il futuro dell’Europa. Vediamo gli snodi cruciali e i possibili scenari.

PRIMO
Il baco all’origine: ruolo della Bce e della Commissione europea. La crisi ha mostrato che c’è un deficit di governo dell’economia a livello europeo. I pilastri della politica economica della Ue nel nuovo millennio sono stati sostanzialmente tre. La Commissione europea crea le condizioni per l’unificazione dei mercati e l’armonizzazione degli ordinamenti, l’Eurogruppo impone il rispetto dei vincoli sulla finanza pubblica (debito e deficit pubblico in rapporto al Pil); la Banca centrale europea ha in carico la politica monetaria e ha come obiettivo prioritario la stabilità dei prezzi.

Questa impostazione delega la gestione delle economie nazionali ai singoli Paesi che possono usare soltanto la politica fiscale con il vincolo di non sforare i limiti sul deficit pubblico. La politica monetaria comune impedisce ai singoli stati di usare il tasso di interesse e il cambio in chiave anticiclica. Nella “costituzione economica” europea non è prevista una politica comune dal lato della domanda e una gestione comune del debito pubblico.

Questa impostazione avrebbe dovuto garantire una rapida convergenza delle economie e la solidità dell’euro. Così non è stato.

SECONDO
Gli artifici della politica: Fondo Salva Stati. Tra gli scenari previsti non era inclusa la possibilità che un Paese andasse incontro a una severa crisi che gli impedisse di finanziarsi sul mercato. Questo è successo a causa della crisi finanziaria, che ha portato a onerosi salvataggi bancari (Irlanda), e dei conti truccati della Grecia. In situazioni simili, Stati Uniti e Gran Bretagna sono ricorsi all’intervento delle banche centrali che hanno sostenuto le banche, inondato il sistema di liquidità e acquistato obbligazioni pubbliche e private. A differenza di quella inglese e americana, la Bce invece non poteva dichiarare in modo esplicito che si sarebbe eretta a baluardo insuperabile.

Una delle implicazioni di questo assetto è che ogni Paese è responsabile dei propri debiti. Per aiutare i Paesi che non riuscivano a reperire risorse sul mercato, gli altri Paesi hanno messo in campo strumenti di emergenza che difficilmente hanno una logica all’interno delle attuali istituzioni europee: i due fondi Salva-Stati (EFSF e ESM). L’idea è che gli stati forniscono fondi o garanzie a un veicolo terzo che reperisce risorse sul mercato e le fornisce poi agli Stati in difficoltà. Accanto a questi interventi ci sono stati i prestiti bilaterali tra gli Stati. Nel complesso i salvataggi di Grecia, Portogallo e Irlanda sono costati circa 300 miliardi agli altri Paesi. Questo meccanismo non ha convinto i mercati che possono essere ricondotti alla ragione soltanto da un deposito di munizioni senza fondo (quale la possibilità di stampare moneta da parte della banca centrale). Una riserva limitata, nemmeno ben fornita, può fare ben poco. Oggi i due fondi hanno poco più di 600 miliardi, di cui 100 già impegnati per la Spagna. Oltre che essere inefficace, il fondo Salva-Stati ha aumentato il debito pubblico degli altri Paesi (quello italiano in rapporto al Pil è cresciuto di quasi il 3%) contribuendo ad amplificare i rischi di contagio.

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