Assicurazioni

Giacomo, via dall'azienda e poi il baratro

Inps
Di m.fr.
22 febbraio 2012
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È uno dei tanti che hanno accettato di lasciare il proprio posto di lavoro, sicuro di andare in pensione con le vecchie norme. Giacomo (nome di fantasia) è nato l'11 marzo del 1952 e ha accettato di lasciare il lavoro con esodo incentivato individuale, con 36 anni di contributi, il 31 dicembre 2010. Con la vecchia normativa sarebbe andato in pensione di anzianità ad aprile del 2012. Ora è senza stipendio, senza pensione, senza ammortizzatori sociali, ha un mutuo da pagare e due figli all’università disoccupati. Con la nuova normativa il lavoratore potrà andare in pensione a 64 anni, quindi nel 2016, con decorrenza maggio. Con l'approvazione del decreto legge Milleproroghe il lavoratore con esodo individuale incentivato licenziato alla data del 31 dicembre 2010 potrebbe rientrare nelle deroghe previste rispetto alla nuova normativa.

Il “potrebbe” però è d'obbligo visto che nel decreto Milleproroghe non sono state previste risorse aggiuntive rispetto a quelle stanziate nella legge 214 del 2011: si amplia giustamente la sfera dei derogati ma le risorse non vengono aumentate con l'ovvia conseguenza che moltissimi derogati non rientreranno nelle esenzioni e saranno costretti a raggiungere i nuovi requisiti più restrittivi. Cgil, Cisl e Uil hanno sempre sostenuto che devono essere esentati dall'applicazione della nuova normativa tutti i lavoratori indicati nella legge 214 del 2011, fra cui tutti i lavoratori disoccupati, tutti i lavoratori con esodi individuali o collettivi sottoscritti entro il 31 dicembre 2011. La deroga inoltre deve valere per tutti i soggetti individuati senza vincoli né di carattere finanziario né di carattere numerico: «il diritto alla pensione - sostengono i sindacati - è un diritto soggettivo perfetto e non può essere ridotto ad una mera lotteria».