Ecco le nostre start-up coraggiose
Scopri i vincitori del Premio Unità

Di Bianca Di Giovanni
1 settembre 2013
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E' terminato il «viaggio» de l’Unità tra le start up nate in tempo di crisi. Il premio del nostro giornale ha voluto essere un riconoscimento a chi ha affrontato le difficoltà, a chi ha combattuto per reagire alle avversità, a chi ha usato la creatività anche per creare nuove opportunità. Il lavoro è una delle componenti che varrà per guadagnare punti, ma anche la conoscenza, lo studio, la ricerca. Il premio sarà consegnato alla Festa democratica di Genova oggi alle 17.

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DEL PREMIO UNITA'
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«Ah, les italiens» verrebbe da dire pensando agli imprenditori che abbiamo incontrato durante il nostro viaggio tra le start-up nate durante la crisi. «Sono più bravi di quanto non credano loro stessi», dice Giulio Sapelli, uno degli economisti che ha fatto parte della giuria del Premio Unità, inviando il suo ultimo voto. «È stato difficile scegliere, mi pare che il livello sia senza dubbio alto» aggiunge Luigi Nicolais, presidente del Cnr e anche lui tra i giurati.

Vero, è stato difficile scegliere. Ma alla fine tre aziende si sono aggiudicate il podio e verranno premiate a Genova allo spazio Legacoop dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi insieme al presidente di Legacoop Liguria Gianluigi Granero e al direttore de l’Unità Claudio Sardo.

In effetti il percorso in 13 tappe iniziato a giugno e che terminerà oggi alla Festa Democratica, rimanda un’immagine dell’Italia distante da quella che i secchi dati statistici forniscono. La crisi è innegabile, i numeri sono pesantissimi. Una disoccupazione giovanile che sfiora il 40%, su un totale di 3 milioni di senza lavoro, è un dato che non lascia scampo. Sullo sfondo c’è una recessione profonda e persistente: anche quest’anno il Pil si contrarrà di quasi 2 punti. Le previsioni di ripresa finora sono state smentite. Nonostante i vari decreti crescita varati dal governo Monti, la svolta non si è ancora vista. Qualche segnale si scorge, ma è ancora troppo flebile per poter parlare di inversione del ciclo. Eppure il quadro non è solo nero. La realtà è molto più complessa di quanto le cifre non dicano. Ecco perché il nostro giornale ha scelto di scandagliarla, di esaminarla da vicino. E non solo: ha scelto anche di premiare alcuni elementi significativi: l’innovazione e soprattutto l’occupazione «buona», ovvero quella più qualificata. Perché non si dica che in Italia la conoscenza e il talento non vengono riconosciuti. «Valorizzare l’innovazione per l’Italia vuol dire anche un’altra cosa», aggiunge un altro membro della giuria, Marcello Messori. «Il nostro problema spiega è che abbiamo imprese troppo piccole. Attraverso l’innovazione si crea una spinta a crescere, a diventare di dimensioni medie».

I 13 casi presentati segnalano una vitalità insospettata, soprattutto nel Mezzogiorno. Ci vuole coraggio a intraprendere nelle aree dove il denaro costa molto, le banche non si fidano, le infrastrutture scarseggiano. Eppure i due fratelli Fazio di Catania lo hanno fatto, lanciando la loro Flazio, l’impresa che offre la possibilità di creare il proprio sito in pochi minuti e spendendo cifre accessibili. Così come lo ha fatto Cattenari, a Sassari, con oFootball, il sito dei manager sportivi virtuali. Internet consente di superare le barriere fisiche, le arretratezze infrastrutturali. Resta il nodo dei finanziamenti, in un paese ancora poco sviluppato sul fronte del «venture capital». Molti dei nuovi imprenditori creano aziende di servizio per altre aziende. Lo hanno fatto quelli di Makeitalia, i quali dopo anni di lavoro alla Ferrari si sono messi un proprio offrendo ai loro clienti tutta la catena di forniture necessarie, dagli acquisti alla logistica. Lo hanno fatto i fiorentini di Nanabianca, che in sostanza non è altro che un incubatore di start-up. Stessa offerta dai veneti di Hfarm, che ha già creato vetrine in giro per il mondo, da Seattle a Mumbay. Un’idea diversa è quella di Cambiomerci, un circuito tra aziende che si scambiano merci, beni e servizi. C’è anche chi si è quasi divertito, creando dispositivi per evitare le file (Qurami), davvero un servizio italianissimo.

Ha seguito una sua passione il fondatore del Photographic Museum: ma con la sua galleria online la fotografia è diventata un business mondiale, con il quartier generale a Buenos Aires. Un grande potenziale di difesa dell’ambiente hanno le proposte di Rebernig di Bologna un sistema di risparmio energetico nell’illuminazione pubblica che promette notevoli economie per i Comuni e di Up underground power, che produce energia nei parcheggi dei grandi supermercati. Poi c’è la ricerca, di alto livello, quella che per anni non dà profitti ma solo fatica e poi, all’improvviso, arriva la ricompensa. È il caso di Mivoq, il gruppo di ricercatori che riproduce artificialmente le voci naturali delle persone. Oppure il caso di napoletani di Bsl che hanno isolato una molecola capace sì di far scomparire le rughe, ma anche di combattere i radicali liberi, prima causa di molti tumori. Per non parlare dei milanesi di Eos, che hanno sperimentato un farmaco che combatte un particolare tipo di cancro al seno.