«Il confronto tra governo e organizzazioni sindacali è cominciato male». Lo dice Nicola Nicolosi, segretario Confederale Cgil, coordinatore Area programmatica Lavoro Societa.
«Dopo tre anni di grandi lotte condotte dalla Cgil contro le politiche economico-sociali del governo Berlusconi - aggiunge -, non possiamo consentire a Monti ciò che non abbiamo concesso in precedenza. Se nei prossimi giorni si dovesse arrivare a decisioni che cancellano l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, o se venissero apportate modifiche peggiorative, la nostra risposta deve essere immediata, meglio se unitaria: dovremo rispondere con lo sciopero generale, per costringere il governo Monti alle dimissioni e arrivare a elezioni. Restituendo al Paese il diritto di decidere chi lo deve governare».
Per Nicolosi «il principio ispiratore del premier Monti è una vera e propria ossessione, quella della flessibilità, che ha creato in Europa un mostro: il 49% degli occupati ha un lavoro variamente precario e stiamo parlando di circa 100 milioni di esseri umani. Per non parlare di circa 70 milioni di lavori con 'scarsità professionalè e dei 26 milioni di disoccupati. La situazione in Italia non è dissimile».
Perciò, spiega, «serve certamente una riforma, ma è necessaria per dare sicurezza, certezze, capacità di inclusione sociale, per dire 'basta' alla precarietà e dare un futuro ai giovani. Invece il governo Monti, in continuità con le politiche di Berlusconi e con la cultura neoliberista, propone la vecchia ricetta: pone i ragazzi disoccupati contro altri lavoratori più anziani, considerati privilegiati».
«Il sindacato unitariamente - sottolinea ancora - deve respingere queste proposte. La Cgil deve operare con Cisl e Uil per fermare il disegno del governo: il licenziamento senza giusta causa e giustificato motivo è un fatto di inciviltà giuridica che consideriamo inaccettabile. Vogliono cancellare la 'reintegra' decisa dal giudice a fronte di ingiustizia, per favorire ancora un volta il sistema delle imprese, che è corresponsabile dell'attuale crisi economico-finanziaria».