Assicurazioni

«Sull'articolo 18 un'intesa è possibile»

art. 18 articolo 18 640
Da quando si è aperto il confronto sulle riforme del mercato del lavoro la questione dell’art. 18, anche a seguito di alcune improvvide dichiarazioni governative, ha assunto, inopinatamente, una centralità che non merita fino a far dipendere dal suo destino, il giudizio sull’efficacia o meno di queste riforme. Nulla di più erroneo se si considera che, contrariamente alla vulgata imperante, anche la sua eventuale abolizione non contribuirebbe affatto a ridurre la precarietà, dato che questa è largamente diffusa nelle imprese in cui l’art. 18 non si applica, o a indurre le aziende ad accrescere l’occupazione visto che anche recenti indagini nel mondo imprenditoriale segnalano come assumere o meno dipenda da ben altre ragioni, essenzialmente legate all’andamento del mercato. Quanto poi alla relativa minore capacità dell’Italia di attrarre investimenti esteri è difficile pensare che essa dipenda da un eccesso di protezione del lavoro e non piuttosto da un’inadeguata modernizzazione del sistema-Paese nel suo complesso.

Non è un caso che anche il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, in occasione del suo recente soggiorno romano si sia sentito in dovere si segnalare che l’art. 18 «non è il punto fondamentale della riforma del lavoro» attualmente allo studio. Un’opinione tanto più degna di nota in quanto proveniente da un’organizzazione che è da sempre antesignana della flessibilità del lavoro.
Precedente Precedente
Pagina 1 di 3