Imu, la guida per non sbagliare

15 giugno 2012
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imuLunedì 18 scade il termine per il pagamento dell'acconto IMU che riguarda la proprietà di qualunque immobile. L'imposta unica sugli immobili interessa 17,5 milioni di italiani.

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L’incasso stimato per il tributo che andrà a Stato e Comuni ammonta a circa 10 miliardi, il gettito complessivo dovrà raggiungere i 21,4 miliardi. L’arrivo della nuova Imu, che sostituisce la vecchia Ici, l’Irpef e le relative addizionali dovute per i redditi fondiari relativi ad immobili non affittati, e con cui torna anche l’imposta sulle prime case, ha trovato quasi tutte le amministrazioni pubbliche impreparate. Quindi almeno per questa volta si verserà l’importo calcolato sulla base dell’aliquota standard, pari allo 0,4% per le abitazioni principali e allo 0,76% per gli altri immobili. Allo Stato andrà la metà dell’importo, calcolato applicando alla base imponibile degli immobili, a parte l’abitazione principale, l’aliquota dello 0,76%. Con l’aiuto delle tabelle del ministero dell’Economia, di seguito alcuni punti per inquadrare la nuova tassa.

COME SI CALCOLA
Si determina la base imponibile, cioé al valore dell’immobile si applica l’aliquota prevista per la fattispecie. Per i fabbricati iscritti al catasto, la base imponibile si determina così: la rendita catastale viene rivalutata del 5% e poi moltiplicata a seconda della classificazione di categoria catastale. Si moltiplica per 160 per i fabbricati del gruppo catastale A e categorie catastali C/2, C/6 e C/7; 140 per i fabbricati del gruppo catastale B e delle categorie C/3, C/4 e C/5; 80 per i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/10 e D/5; 60 per i fabbricati del gruppo D (a parte i D/5), ma questo moltiplicatore verrà elevato a 65 dal primo gennaio 2013; 55 per i fabbricati della categoria C/1. È prevista la riduzione del 50% della base imponibile per i fabbricati di interesse storico o artistico, e per quelli dichiarati inagibili e di fatto non utilizzati. Per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, non iscritti al catasto, di proprietà di imprese e distintamente contabilizzati, la base imponibile è determinata applicando al valore contabile i coefficienti aggiornati annualmente dal ministero dell’Economia (decreto del 5 aprile).

L'ABITAZIONE PRINCIPALE
È una sola unità immobiliare in cui il proprietario e il nucleo familiare risiedono, e relative pertinenze (magazzini, cantine e soffitte, stalle, scuderie, rimesse, autorimesse, tettoie). L’aliquota per l’abitazione principale e per le relative pertinenze è pari a 0,4%, ma i Comuni hanno la possibilità di aumentarla o diminuirla dello 0,2% massimo (anche se probabilmente per il debutto molti Comuni non faranno variazioni). Prima casa è considerata anche quella coniugale assegnata all’ex coniuge e, se previsto dal Comune nel regolamento, l’abitazione non affittata di proprietà di anziani o disabili che risiedono in istituto, e di italiani residenti all’estero.

DETRAZIONI
Per la prima casa e relative pertinenze è prevista, oltre all’aliquota ridotta, una detrazione pari a 200 euro (suddivisa tra i soggetti in parti uguali, indipendentemente dalle quote di possesso), che viene maggiorata di 50 euro per ciascun figlio (sotto i 26 anni e che viva nell’abitazione in questione, non è necessario sia fiscalmente a carico) per un massimo di 400 euro. Totale massimo detrazioni: 600 euro.

ESEMPIO DI CALCOLO
Prima casa, un proprietario e due figli: la rendita catastale è pari a 750 euro, si moltiplica per 186 (che comprende anche la rivalutazione della rendita del 5%) e si arriva ad una base imponibile di 126mila euro. Si applica l’aliquota dello 0,4%: 126mila x 0,4%= 504 euro (Imu annua lorda, le cui modalità di pagamento sono descritte nelle tabelle in basso). Detrazione per abitazione principale 200 euro. Maggiorazione per i figli 50 euro per 2.

QUANDO SI PAGA
Si usa il modello F24 disponibile in banca (c’è anche il servizio F24 Web 2 sul sito dell’Agenzia delle entrate). Oppure via Internet con il servizio di home banking. Per compilare l’F24 bisogna conoscere il codice del proprio comune 3 e il codice tributo 4, entrambi forniti dall’Agenzia delle entrate. Si può mettere tutto in mano ad un intermediario abilitato, come il Caf. Si paga in tre rate: la prima e la seconda (un terzo dell’imposta ciascuna) rispettivamente entro il 18 giugno e il 17 settembre. La terza rata va versata entro il 17 dicembre, a saldo e con conguaglio. In alternativa si effettua il versamento in due rate: il 50% entro il 18 giugno, poi il resto entro il 17 dicembre.

RITARDI E PENALI
Ricordatevi che l'F24 non va presentato se l'imposta è zero per effetto delle detrazioni. Tra gli errori più comuni, quello di non comunicare che si è deciso di pagare in acconto: segnalatelo al Fisco. E per chi proprio non riuscisse a rispettare la prima scadenza, ricordate che la sanzione per i primi 14 giorni è dello 0,2% ed entro 30 giorni il 3% (su quello che non si è versato). Dopo i 30 giorni scatta il 3,75% sull'importo che non si è pagato ma se viene avviata un'attività di accertamento si è sanzionabili del 30%.

ALTRI IMMOBILI
L’aliquota di base è pari a 0,76%, i Comuni hanno un margine di manovra dello 0,3% massimo. Può anche variare tra lo 0,38% e l’1,06% in alcuni casi specifici. Si versa in due rate: il 50% entro il 18 giugno, il restante entro il 17 dicembre.

SETTORE AGRICOLO
Per i terreni agricoli di coltivatori diretti o imprenditori iscritti alla previdenza agricola (Iap) il reddito dominicale (la parte di reddito fondiario che remunera la proprietà) viene rivalutato del 25% e poi moltiplicato per 110. Per gli altri terreni, il reddito dominicale è rivalutato del 25% e poi moltiplicato per 135. L’aliquota di base è pari allo 0,76%, margine di oscillamento dello 0,3% massimo per i Comuni. Versamento in due rate: il 50% entro il 18 giugno e il restante entro il 17 dicembre. L’aliquota per i fabbricati rurali ad uso strumentale è dello 0,2%, i Comuni possono diminuirla fino allo 0,1%. Il versamento è in due rate: il 30% entro il 18 giugno (con l’aliquota dello 0,2%), il restante entro il 17 dicembre.