Diritti, equità e welfare: la protesta delle donne dà la sveglia al Paese

donne, ancora noi....
Di Mariagrazia Gerina
11 dicembre 2011
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«Il tempo sembra che reggerrà, abbiamo consultato la società di meteorologia a cui ci affidiamo per i set, sono ottimisti, ci azzeccano sempre», dice scaramanticamente Cristina Comencini, che da regista è abituata a questa specie di danza corpo-a-corpo con la pioggia, ogni volta che “si gira” all’aperto. Il set su cui tutte incrociano le dita poi in questo caso è di quelli che fanno tremare le vene ai polsi: la piazza del 13 febbraio. Piazza del Popolo, a Roma, come nove mesi fa. E le altre piazze auto-convocate oggi in tutta Italia. Resta solo che le donne in carne ed ossa invadano la scena, con la loro rabbia e con la loro voglia di esserci nella vita pubblica, sul lavoro, in politica, nei luoghi dove si decide il futuro del paese, perché la “seconda volta” di Se non ora quando abbia inizio. «Se non le donne, chi?», recita stavolta l’invito alla mobilitazione rivolto a tutte, giovani, anziane, precarie e donne che si sono viste sfilare la pensione da sotto il naso. L’altra volta erano un milione.

«Saremo tante, di certo, anche stavolta», pronostica Cristina, mentre, con le altre del comitato Snoq, cura gli ultimi dettagli. «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta di alzare l’età delle pensione senza prevedere nulla in cambio in termini di welfare quando è chiaro che questo sistema che scarica tutto sulle donne e le costringe a fare una vita da pazzi non può più andare avanti così».

Welfare, chiedono le donne. E scendere in piazza con quella domanda all’indomani di una manovra che «per le donne prevede ben poco a parte gli sgravi Irap», non è una scelta neutra. «Noi con questa manifestazione vogliamo dire al governo, all’indomani di una manovra che sancisce misure che rendono ancora più evidente l’impossibilità per la donna di gestire vita privata e lavoro, che ora, come contraltare, ci deve essere un grande sviluppo del welfare», scandisce Comencini. Certo, ci fossero state più donne a decidere dove e come tagliare, forse sarebbe stato più facile farlo capire. E questa infatti è l’altra parte su cui Snoq chiama tutte a raccolta. Più donne, anzi la metà fin dal prossimo esecutivo, con un mandato chiaro alle spalle, che si comincia a scrivere proprio oggi in piazza del popolo e nelle altre piazze d’Italia. Questa è l’altra posta in gioco oggi.

LA CONTROPARTITA
«Mai più senza di noi, mai più contro di noi», appunto, scandisce lo slogan della manifestazione convocata a paritre dalle 14. Pensata come un grande racconto collettivo, con le precarie, le giovani madri costrette a fare le funambole, le sessantenni che non ce la fanno più, le madri immigrate, a dare voce, con le loro storie, alla vita impossibile delle donne. Con la memoria alle cinque giovani operai morte a Barletta, mentre lavoravano in nero, per pochi euro l’ora. A loro Francesca Comencini dedicherà un suo video. E cinque giovani attrici leggeranno alcuni brani dalla loro vita.

WOMEN HAVE THE POWER

«Vogliamo governare i nostri figli e curare l’Italia», scandirà dal palco, quasi un ossimoro, l’attrice Lunetta Savino, chiamando accanto a sé una dopo l’altra la sociologa Chiara Saraceno, a raccontare il welfare di cui ci sarebbe bisogno, l’economista Francesca Bettio, di In genere, la pubblicitaria Annamaria Testa. le giornaliste Alessandra Mancuso e Licia Conte, che parleranno di Giulia, la neonata rete delle giornaliste unite, libere e autonome. E la comica Paola Minaccioni, che racconterà il suo sogno televisivo: «Accendere la televisione e vedere: un governo di 25 doone tutte vestite colorate e tre uomin in giacca e cravatta» Il resto lo dirà la musica. Prima la lirica. Con le arie dalle opere di Bizet, Bellini e Puccini cantate da Paola Di Gregorio e Stefania Scolastici. Casta Diva, la Tosca, la Carmen. E poi il rock. Sul palco, le giovanissime Emma ed Erica Mou. E infine, Paola Turci e Marina Rei, che intoneranno un liberatorio e profetico «People have the power, women have the power».