Arrabbiati (e non indignati)
la lezione di Tina Merlin

2 gennaio 2012
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“Quella del Vajont” è un ritratto della giornalista dell'Unità Tina Merlin, che per prima, già negli anni cinquanta, denunciò la prevedibile catastrofe del Vajont. Il libro di Adriana Lotto (Cierre Edizioni - Tina Merlin, una donna contro - 216 pp, prezzo: €14.50. Collana: Percorsi della memoria) attraverso documenti d’archivio inediti, lettere, interviste e un ricco corredo fotografico, emerge la figura di una donna che del Novecento ha vissuto con passione e ragione gran parte delle vicende più importanti: la Resistenza, la faticosa ricostruzione nel dopoguerra, l’emigrazione, lo sfruttamento del territorio, le lotte operaie e quelle per i diritti civili.

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SADE TINA MERLIN
Del suo volume più conosciuto “Sulla pelle viva” sono state vendute oltre 70.000 copie. Sulla base di questo lavoro Marco Paolini ha ideato la sua Orazione civile e Renzo Martinelli il film Vajont.

«Tina è oggi 'quella del Vajont' – scrive il giornalista Toni De Marchi nella presentazione del libro – ma quando, da sola, raccontava le storie di quella gente non pensava certo al colpo giornalistico. Era arrabbiata per il destino già scritto di tanti, così come lo era quando si ribellava all'apparente inevitabilità, per una ragazza della sua condizione sociale, di dover servire a casa dei milanesi benpensanti. Era arrabbiata quando scriveva dei compaesani emigrati, dispersi, umiliati. Oggi diremmo 'indignata'. Camilla Cederna scrisse una volta che era necessario indignarsi. Tutti possono essere indignati, anche quelli dei salotti milanesi della Cederna. Tina non poteva invece permetterselo, né lei, né la gente con la quale è cresciuta, si è formata. Loro potevano essere solo arrabbiati. Loro potevano solo ribellarsi. (…) Essere umani e consapevoli, giusti ma non deboli: questa è la sintesi che potremmo fare del suo impegno ininterrotto e irriducibile e che lei stessa riassume mirabilmente in questa frase scritta pochi giorni dopo il Vajont: 'Oggi tuttavia non si può soltanto piangere, è tempo di imparare qualcosa...'».