Vasco: «Guerra civile, ma ne usciremo»

vasco rossi
Di Toni Jop
7 settembre 2011
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Per ora, è una eccitazione collettiva: del web che ne ospita, sorpreso, l'estroversione praticamente senza rete; e anche sua, di Vasco Rossi. Perché all'immateriale piazza on line ora dedica se stesso con innocente passione. Il medico gli ha ordinato: riposati un po’, esci dallo stress della fabbrica del rock e lui l'ha preso in parola. Si è piazzato davanti a un computer. Da lì, Vasco ha riempito l'estate con i frammenti della sua confessione e le sue parole, travasate, sono finite sulla carta stampata e da lì sono tornate su Facebook inunciclo molto rapido.

Quete passa, Vasco? Saresti disposto a rispondere a questioni che volano sulla tua condizione presente? Per esempio: l'Italia, il Paese che fa da coro, in questi giorni, alla semina on line di pezzi di tue verità, che te ne sembra? Perché, per dirla con i Rokes, «la pioggia cade su di noi, la gente non sorride più, vediamo un mondo vecchio che ci sta crollando addosso ormai» e tutto sembra in movimento. Vasco ha detto di sì, che gli andava.

Così, ecco il solo essere umano di questo Paese in grado di radunare centomila persone (italiani) ogni volta che annuncia «stasera canto», alle prese con il campolungo di una “camera” che si allontana dal bersaglio, esattamente la dinamica opposta rispetto a quella che si consuma, e consuma, nella nervose pagine del web. In fondo, il nostro eroe è l'antenna più ricettiva e insieme ascoltata del mondo dell'arte popolare. Saprà ben qualcosa di noi, lui che ha visto per primo «l'alba chiara».

Ti han detto qualcosa di questo Paese i gomitoli di parole che si sono annodati di recente sulla tua figura, alla fine, sul tuo ruolo, sulla tuapresenzanelnostroscenario?

«Non credevo di essere cosi importante. Quando ho cominciato nel ‘78 mi volevo solo divertire. Poi iniziai a esibirmi dal vivo e fu un periodo elettrizzante. Il pubblico era per lo più assente o molto poco numeroso. Quando c’era, era per lo più astioso. Per me era diventata una sfida. Alla fine diventò una guerra. E io cominciai a non scherzare più»...

Ora torna col pensiero a trent'anni fa. Tutto ciò che si vede è cambiato, ma sotto la pelle cosa resta di quell'Italia?
«Restano molti difetti e pochi pregi».

Prova a elencarmi tutto ciò che detesti di questo Paese, per titoli...
«La mancanza di professionalità. La convinzione che fare i furbi sia sempre apprezzabile e comunque giustificabile. La mancanza di senso della responsabilità. Il clima pesante creato da una perenne e strisciante guerra civile irrisolta».

Prova a citarmi gli italiani che secondo te più di altri testimoniano questi poco piacevoli aspetti...
«Non lo so... Cavour!»

Adesso, invece, se ti riesce, una sorta di firmamento positivo fatto di donne e uomini ai quali i ragazzi italiani possono guardare con fiducia, lasciando da parte la politica....
«Don Ciotti, Don Gallo, Valentino Rossi e io».

Credi in Dio? O in qualche Dio? Vivi forse col pensiero che dopo c'è altro oppure chi ha avuto ha avuto?
«Chi ha avuto ha avuto e chi vivrà vedrà! Dio è morto. É l’Uomo il grande miracolo e il grande mistero di questo universo. Come ho scritto nel mio “Manifesto Futurista della Nuova Umanità”».

Hai sempre esercitato un ruolo importante nella mente di milioni di ragazze e ragazzi: hai fatto loro comprendere che c'è accoglienza, nella tua poetica, per il loro desiderio di sbrecciare la vita, di cavalcare l'esistenza in sella all'epica di tutto ciò che non sta “nelle righe” del sistema. A questo bisogno così pericoloso per l'ordine costituito hai offerto una sponda di cuore, hai trasmesso continuamente questo messaggio, senza mai renderlo esplicito fino in fondo: non c'è cavaliere di ventura degno di questo nome al di fuori del senso dell'umanità e della sua sofferenza. Correggimi se sbaglio....
«Non sbagli affatto. Ottima analisi».

Ancora Italia: siamo messi malissimo, economicamente e finanziariamente siamo alla vigilia di un cambiamento epocale, ne usciremo diversi, cambiati. Cosa ci salverà? Oppure credi che assisteremo solo a un gran casino senza vie d'uscita, almeno non visibili ora?

«Anche se non sono molto ottimista a questo riguardo forse ne usciremo in qualche modo per vie non ancora visibili. Se cambiamento epocale ci sarà non riguarderà solo il nostro Paese ma tutto il mondo occidentale».


Una parola sulla politica, ma al volo: cosa sta sbagliando la politica in questo Paese? Se tu potessi indirizzarla, verso dove la spingeresti?

«Mi sembra che a molti che fanno politica, sopratutto a quelli di sinistra, sfugga il concetto che la lotta politica è una guerra che deve essere combattuta senza esclusione di colpi all’unico scopo di conquistare il potere. I bei discorsi e la difesa di alti ideali potrebbero essere utili per delle conferenze, non per la lotta politica nei Parlamenti».


Ora, un ricordo: cosa non avresti fatto se avessi saputo....? «Niente. Tutte le esperienze che ho fatto sono state utili. La vita non è una commedia che puoi provare prima. La devi vivere improvvisando. Inoltre è sbagliando che si impara».

Ho sempre trovato fantastico esattamente questo aspetto nel rapporto tra il tuo percorso artistico e il tuo immenso pubblico: (anche in questo caso posso dire solo cazzate, ma così mi sembra), hanno imparato ad amare un rocker che nelle ossa era un cabarettista di grande talento, fortemente morale, a dispetto delle accuse insulse che i moralisti ti hanno sempre rivolto. Non lo sanno, ma attraverso di te hanno imparato ad amare il teatro, un teatro di parola servito dalla musica.... vero, falso?
«Vero! Mi sembra di sognare. Finalmente qualcuno che ha capito. “Un teatro di parola servito dalla musica” è la Canzone d’Autore. Una nuova forma d’arte tra le più importanti per la cultura popolare. Insieme al cinema e alla televisione fa parte della cultura mondiale che conta. Le altre, invece, sembrano diventate...».

Esiste l'Italia? Oppure hanno ragione i leghisti? Nel caso, cosa la tiene assieme?
«L’Italia è un bel sogno ottocentesco, ma per secoli è stata un insieme di Stati diversi. Manca una forte identità nazionale. Tornare a dividerla non ha molto senso e neppure importanza. Oggi dobbiamo pensarci “europei”. Comunque ciò che la tiene insieme sono la lingua e la televisione. E la mia musica....».


Ti senti italiano? E perché? Basta essere nati in un luogo per appartenervi?

«Certo. Anche se ci si sente cittadini del mondo, che è diventato molto più piccolo, le proprie radici non si dimenticano».