Walk-show in manicomio
Con la memoria di chi è "scomodo"

Di Ella Baffoni
20 gennaio 2012
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Come si può scrivere la storia nella geografia? Come ha fatto, per esempio, Urban Experience nei tre giorni dedicati al santa Maria della pietà, l'antico manicomio di Roma, in stretta collaborazione con il Museo-laboratorio della mente. Un grande parco verde, punteggiato di padiglioni primo novecento. E la memoria di una sofferenza indicibile, quasi un secolo di reclusione per “persone scomode”, una moglie di cui sbarazzarsi, una figlia ribelle, una suocera litigiosa. Cosa fosse l'orrore dei manicomi lo ricordano in pochi, e per fortuna.

L'ultimo ricoverato è uscito nel 2000. Ora in quel parco si fanno molte attività, ci giocano i bambini, si fa jogging, corrono i cani. Per ricordare ecco il walk show di Urban Experience, una serie di mob tag disseminati nel parco, caricabili su tablet o telefonino, in ciascuno parla un testimone: il vecchio direttore, un'abitante del quartiere fuori, un'infermiera, una troppo ottimista palma in lotta contro il punteruolo rosso... E brevi spezzoni del film di Ascanio Celestini, “La pecora nera”, girato qui. Ognuno racconta un pezzo di verità, la sua memoria, in un percorso che arriva fino al museo della mente. Lì, nel refettorio, sarà la tavola apparecchiata del pranzo a “diventare magica” e a lasciare la parola agli ex degenti. Alle loro storie terribili. Alle vicende delle rivolte interne soffocate dentro quelle mura pesanti.



museo della mente

Modernissimo museo interattivo, allestimento di Studio Azzurro, il Museo ha un motto inventato dal desiderio di un “matto”, entrare fuori, uscire dentro. Entrare in uno spazio sociale inclusivo, uscire dall'istituzione totale. Degli antichi spazi restano le finestre inchiavardate, la farmacia, lo studio del medico. Ma anche il magazzino dei pacchi in cui erano involtati i vestiti e gli effetti personali, tutti, dei ricoverati, il letto e i macchinari dell'elettroshock, gli strumenti di contenzione. “Da vicino nessuno è normale” ammonisce un cartello. Già, nemmeno tu: il museo ti invita in un percorso anche sensoriale, distorsioni percettive, la tua voce sopraffatta e mescolata con quella di altri, o anche l'illusione di “sentire le voci”. Per quanto effimera, una sofferenza.
 
museo della mente

 

Non è un museo, io non sono un conservatore, puntualizza il direttore: sono un medico, dipendo dalla Asl. E questo è anche un presidio contro la malattia, un forum per il diritto alla cura. E se i tagli mettono a rischio l'apertura al pubblico di questo luogo (il 1 aprile potrebbe non avere più le indispensabili risorse umane) si continua a lavorare. Lavorando sulla memoria ma pensando al futuro: una nuova installazione è pronta a partire, mancano i locali, ancora in ristrutturazione.
 
Urban experience ha dilatato il lavoro prezioso del Museo-laboratorio anche all'esterno, ha coinvolto per tre giorni studenti universitari, le scuole, i familiari dei pazienti. Invadendo l'ex manicomio di presenze critiche e attente con l'aiuto di Carlo Infante di Urban Experience, Silvio Panini della compagnia teatrale Koinè, la Asl RmE, gli Stati generali dell'innovazione, lo Ied e Nuova Ecologia. Occasione anche per mettere a confronto i lavori paralleli fatti in Trentino o a Corviale, territori molto diversi ma tutti con lo stesso bisogno, scrivere storie nella geografia, dare senso e memoria ai luoghi in mutamento.