Modernissimo museo interattivo, allestimento di Studio Azzurro, il Museo ha un motto inventato dal desiderio di un “matto”, entrare fuori, uscire dentro. Entrare in uno spazio sociale inclusivo, uscire dall'istituzione totale. Degli antichi spazi restano le finestre inchiavardate, la farmacia, lo studio del medico. Ma anche il magazzino dei pacchi in cui erano involtati i vestiti e gli effetti personali, tutti, dei ricoverati, il letto e i macchinari dell'elettroshock, gli strumenti di contenzione. “Da vicino nessuno è normale” ammonisce un cartello. Già, nemmeno tu: il museo ti invita in un percorso anche sensoriale, distorsioni percettive, la tua voce sopraffatta e mescolata con quella di altri, o anche l'illusione di “sentire le voci”. Per quanto effimera, una sofferenza.
Non è un museo, io non sono un conservatore, puntualizza il direttore: sono un medico, dipendo dalla Asl. E questo è anche un presidio contro la malattia, un forum per il diritto alla cura. E se i tagli mettono a rischio l'apertura al pubblico di questo luogo (il 1 aprile potrebbe non avere più le indispensabili risorse umane) si continua a lavorare. Lavorando sulla memoria ma pensando al futuro: una nuova installazione è pronta a partire, mancano i locali, ancora in ristrutturazione.
Urban experience ha dilatato il lavoro prezioso del Museo-laboratorio anche all'esterno, ha coinvolto per tre giorni studenti universitari, le scuole, i familiari dei pazienti. Invadendo l'ex manicomio di presenze critiche e attente con l'aiuto di Carlo Infante di Urban Experience, Silvio Panini della compagnia teatrale Koinè, la Asl RmE, gli Stati generali dell'innovazione, lo Ied e Nuova Ecologia. Occasione anche per mettere a confronto i lavori paralleli fatti in Trentino o a Corviale, territori molto diversi ma tutti con lo stesso bisogno, scrivere storie nella geografia, dare senso e memoria ai luoghi in mutamento.