«Trentenni, fatevi avanti
tocca a voi portarci nel futuro»

Di Giancarlo Liviano
31 luglio 2011
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sandro veronesi, scrittoreIntervista a Sandro Veronesi: dal rapporto con gli scrittori più giovani e 'impegnati' alla sua ultima ossessione, il lusso, fino al romanzo che sta cercando.

Secondo te la letteratura può ancora incidere sui mutamenti? Perché lo scrittore è costretto, oggi, a ritagliarsi i suoi spazi come giullare di corte o come intrattenitore, per dirla alla maniera di Ferruccio Parazzoli?
«Ho grande fiducia nella nuova generazione di scrittori trentenni. Mi sembra che moltissimi scrittori giovani, con grande preparazione letteraria e filosofica, molti di più che in passato, si dedichino al racconto della realtà, ognuno con il proprio stile. Non è un caso che raccontare la realtà sia un’ossessione dei più giovani. Quando uno scrittore ottiene riconoscimenti, spesso il meccanismo lo estrapola dalla battaglia, gli fa firmare contratti a scadenza per libri che ancora non sono nemmeno stati concepiti, rischia di trasformarlo in scimmietta ammaestrata. Quello che mi aspetto dagli scrittori giovani “impegnati”, è anche coraggio. Nonostante la situazione di Mondadori, mi riferisco al conflitto d’interessi, solo tre scrittori sono andati via (uno dei tre è proprio Sandro Veronesi, ndr). I giovani scrittori devono capire che Einaudi non è più Pavese e Vittorini. Oggi è Marina Berlusconi».

In un intervento di qualche tempo (Il Festival delle Letterature di Roma), hai raccontato della sua ultima ossessione, il lusso. Cos’è per te il lusso? Che sentimenti ti evoca?
«Il lusso è una chiave per comprendere la nostra società. Lo trovo insopportabile. Il lusso è possibile solo mantenendo metà del mondo in un eterno medioevo, ma oggi non è più accettabile. Noi oggi viviamo di rendita rispetto al passato, con il reddito accumulato dai nostri padri quando il Pil cresceva del 12%. Oggi è chiaro che l’attuale meccanismo produzione – crescita - consumo è un modello terminato, il pianeta non lo tollera più, anche perché nella zona di mondo che produce mancano del tutto i diritti umani. Sai qual è un’altra forma di lusso collettivo? Una classe dirigente di sessantacinquenni che prende e basta, senza avere nulla da dare in cambio. Non è tanto una questione di privilegi: è giusto che un leader politico che è in grado di dare sotto il profilo delle idee ne usufruisca. Una volta, con Valerio Magrelli, scherzavamo sulla “sindrome della prima classe”. Per lavoro c’eravamo abituati a viaggiare in prima, e anche se il vantaggio di comodità era irrisorio, ci chiedevamo se saremmo mai riusciti a riabituarci alla seconda. Fortunatamente ci siamo riusciti, ma alla classe dirigete capita la stessa cosa. Sono abituati alle cinque stelle e non c’è niente da fare, non vogliono rinunciare nemmeno a una stella».

Lusso vuol dire Capitale. Il Capitale, in forme diverse, è sempre esistito. E sempre ha condizionato le strutture delle società umane. Da un secolo a questa parte tuttavia, il capitale sembra essersi trapiantato nella vita degli uomini dominandola non solo attraverso i rapporti di forza reali che produce, ma a un livello più ipodermico, addirittura come paradigma spirituale completo, unico, della vita. Sei d’accordo? Quanto è più libero oggi, l’individuo, rispetto al passato?
«Quando il capitale aveva una dimensione umana, si prefiggeva di creare benessere collettivo. Era un’ideologia materialista, certo. Ma anche il marxismo lo era. Oggi che il capitale è soprattutto finanziario, e quindi endemicamente speculativo, s’è inselvatichito. È diventato rapace. È troppo facile guadagnare enormi cifre attraverso meccanismi tecnici che sono oscuri alle persone. Prendiamo Grecia e Portogallo. Cosa vuol dire stanno per fallire? Come può fallire una nazione fatta di uomini che lavorano fisicamente su beni reali, cioè producono scarpe e vanno a pesca tutti i giorni all’alba? C’è una parola che è bandita dal dibattito pubblico. È decrescita. Nessuna forza parlamentare ha il coraggio di prendere per mano la gente verso l’unico futuro possibile, e proporre con forza un cambio di paradigma che richiederebbe nuove abitudini».

In un tuo intervento di qualche anno fa, pubblicato su «Superalbo», fai notare come la letteratura non abbia ancora intercettato uno dei grandi temI della contemporaneità. Il denaro, unico motore del mondo. Secondo te la letteratura è in grado di raccontare il capitale?
«Forse affrontare in modo diretto il capitale in letteratura non è il modo migliore. Anche perché nel migliore dei casi gli intellettuali più brillanti vincono il Premio Nobel, ma nessuno si prefigge di attuare il loro pensiero. È chiaro che esiste una netta discrasia tra la figura dell’intellettuale e la società. La base dei cambiamenti dev’essere politica, e in quest’ottica tocca ai giovani costruire il futuro che vogliono. In Egitto e Tunisia la rivoluzione l’hanno fatta i ventenni».

«La forza del passato», «Gli Sfiorati», «Caos Calmo», «XY». In ognuno dei tuoi libri c’è un profondo rinnovamento dell’immaginario. A che libro stai pensando?
«È un periodo molto fertile di letture, che non mi capitava da molto. Un tempo mi preoccupavo, avevo l’ossessione della non scrittura. Ora so che l’ispirazione arriva sempre, basta saperla indirizzare. Passerò molte mattine al “tredicesimo” sull’Aurelia, in un luna park di attività commerciali, negozi e uffici immerso nella campagna papalina che sembra nascondere una storia. Si tratta di un lusso ostentato. Basta pensare alla città Toyota, una cattedrale di fronte a piccoli bar e botteghe artigiane che sembrano provenire dal passato. Se lì c’è una storia da raccontare, la troverò».

Ti sei trovato a operare da scrittore trentenne in pieno berlusconismo. Per te il berlusconismo è più una causa o un effetto della rabberciata, cinica, criminaloide, servile e individualista Italia attuale?
«Berlusconi non è stato l’unico a lottare per i propri interessi in questi anni. Forse ha dettato il modello, ma da un certo punto di vista i sottoposti sono perfino peggiori. Quello che mi sorprende, e che all’estero non è che siano più morali che in Italia, ma quando un potente sbaglia c’è uno del suo stesso partito che lo sbugiarda per competizione interna. Così il meccanismo tende comunque all’eccellenza. Perché chi sta in seconda fila vuole il posto di maggior potere e privilegio. Da noi non accade nemmeno questo. Prendiamo Strauss - Kahn. È il prototipo del sessantacinquenne imbottito di Viagra cui accennavo prima. Un capo senz’alcun futuro in mente che prende e basta, con corti di servi che lo seguono passo dopo passo. È bastato abbindolarlo con la carne, una donna esotica. Ma è una questione biologica. Ripeto. Un sessantacinquenne imbottito di Cialis e Viagra che futuro può avere? Può solo prendere decisioni su un mondo di cui ignora tutto con gli ormoni scombussolati, e il suo unico futuro possibile è un eterno presente in cui illudersi di non invecchiare, grazie al potere».

«I trentenni di oggi devono prendersi le loro responsabilità. Hanno gli strumenti per decifrare il mondo del presente e percepire un futuro, il futuro di cui hanno bisogno. Esautorando con le idee chi dalla società prende e basta, con bulimia di appropriazione, senza aver niente da dare. Altre strade, per produrre dei cambiamenti, non ne conosco».