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Roma, Fontana di Trevi perde
i pezzi, è SOS monumenti

Ennesimo crollo dopo Colosseo e Mura Aureliane. Comune sotto accusa: danni causati dalla nevicata di quest'inverno. Erano prevedibili, ma nessuno ha disposto controlli.
fontana trevi 480
Di L.D.F.
11 giugno 2012
A - A
Ennesimo crollo nei monumenti capitolini: anche Fontana di Trevi perde i pezzi. Ieri svariati frammenti del monumento si sono distaccati, cadendo a poca distanza dal passaggio pedonale. Si tratta di fregi di piccole dimensioni (pezzi di circa 8 per 8 centimetri), crollati dal finestrone di sinistra della fontana più grande e celebre dalla Capitale, progettata nel 1731 dall’architetto Nicola Salvi. La vasca della fontana è stata svuotata per permettere un sopralluogo con un cestello elevatore in grado di raggiungere il livello da cui si sono staccati i frammenti, che sono intanto conservati a palazzo Braschi. Per Roma, che in questo monumento ha un simbolo famoso, è un brutto colpo, che ricade sotto la responsabilità del Comune: infatti la capitale è l’unica città dotata di doppia autorità per i beni culturali, una statale, chiamata Soprintendenza, e una comunale, detta Sovrintendenza, da cui dipende tra l’altro la Fontana di Trevi.

Non sono perciò mancate le dichiarazioni dell’assessore alla cultura capitolino Dino Gasperini, che ha detto di aver dato mandato per un pronto e rapido restauro, nonché quelle del sovrintendente comunale Umberto Broccoli che ha cercato di minimizzare: «Non è danno grave –ha spiegato–, sicuramente dipendente dalle nevicate di questo inverno». Fosse così, visto che della neve tutti si sono accorti –da ultimo perfino il sindaco di Roma Gianni Alemanno–, allora questo crollo sarebbe stato ampiamente prevedibile, e ci si troverebbe di fronte a una classica manifestazione di incuria da parte della autorità competente. È un sospetto ampiamente suffragato dagli altri crolli avvenuti in questi anni sui beni sotto il controllo della Sovrintendenza comunale da quando lo stesso Broccoli la dirige: basti rammentare gli svariati cedimenti delle Mura Aureliane, per non parlare della caduta di circa 15 chili di materiale lapideo dallo Stadio di Domiziano - vicino piazza Navona -, per finire al Ludus Magnus, palestra dei gladiatori prospicente al Colosseo, una volta collegata con esso e oggi visibile per il 25%.

Del distacco di vario materiale di questo sito la Sovrintendenza non si era neppure accorta, finché non ci fu una denuncia fotografica sui giornali, da cui peraltro emergevano sia lo stato di abbandono sia svariate mura pericolanti. Per non parlare della miriade di altri piccoli crolli e crolletti, come un pezzetto d’un palazzo dietro San Pietro in vincoli. Di fronte al ripetersi di simili episodi, Broccoli ha sempre cercato di minimizzare, tempo fa arrivando a dichiarare che si trattava di “rilascio fisiologico», frase sibillina, variamente interpretabile e interpretata perfino in senso gastro-intestinale, riferita a Broccoli stesso.

Il sarcastico cinismo romano non deve però distogliere da una situazione preoccupante, dove le responsabilità sono aggravate dal fatto che la Sovrintendenza capitolina si è avventurata nello sbancamento e scavo del Circo Massimo, lato sud. A cosa serve scavare nuovi reperti, quando la stessa Sovrintendenza non sa mantenere quelli bellissimi e importantissimi già portati alla luce? Per non parlare dei circa 75 milioni di euro tutti da trovare e che servirebbero a restaurare le mura Aureliane, e del mausoleo di Augusto, di cui si celebra il millenario nel 2014, e i cui restauri non sono ancora partiti e se partiranno di certo non saranno pronti per tempo.