«Monti paralizza la cultura»
Anci e associazioni contro premier

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Di Stefano Miliani
8 febbraio 2012
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Il governo Monti sta colpendo in modo mortale la cultura. “La paralizza”. Con il decreto sulle liberalizzazioni burocratizza, ingessa e toglie autonomia a tutte quelle società ed enti, dalla Biennale veneziana al Parco della musica, il museo Maxxi o al PalaExpò di Roma, dal Piccolo teatro alla Scala di Milano, che hanno rivitalizzato la cultura italiana. È un riassunto di quanto sostenuto in conferenza stampa al Palazzo delle esposizioni di Roma dal responsabile cultura dell'Associazione nazionale dei Comuni Andrea Ranieri, dal presidente di Federculture Roberto Grossi, dalla presidente del Fai – Fondo per l'ambiente italiano Ilaria Borletti Buitoni.

In più, un documento accusa di scarsa trasparenza al Arcus, società creata nel 2004 con Urbani ministro per i beni culturali per finanziare i beni culturali attraverso i grandi cantieri ferroviari e stradali. Per dare la misura del suo peso e non liquidarla in un angoletto, Arcus nel 2010 ha avuto un bilancio di 119 milioni di euro e ha finanziato 117 progetti.

Grossi, “Monti ingessa la cultura”: LA VIDEOINTERVISTA

Cosa vogliono ad esempio Federculture (associazione di enti locali, Regioni e aziende pubblico-private), Anci e Fai? Approvano le liberalizzazioni, ciononostante fanno critiche forti. Dicono che l'articolo 25 del decreto sulle liberalizzazioni equipara le società tipo Biennale agli enti locali, mette così paletti sull'assunzione di personale obbligandole a fare concorsi, mette un tetto ai compensi dei dirigenti, impone insomma norme che le burocratizzano, le rendono meno autonome e allontanano i privati senza i quali, oggi, non si va lontani. Chiedono certezza di finanziamenti, un piano di sviluppo culturale che il ministero dovrebbe definire e non ha definito

Domandano poi a Monti di togliere i vincoli alzati dal governo Berlusconi con la legge numero 122 del 2010, quella che vieta a enti locali e alle società miste a non spendere più del 20% di quanto speso l'anno prima per mostre e iniziative culturali, di fatto soffocandole sul nascere. Altra richiesta-proposta: estendere l'8 per mille ai beni culturali e non solo a musica, cinema e teatro con il Fondo unico per lo spettacolo, anche se qui sanno di avere la strada in salita perché l'8 per mille 2012 è stato trasferito alla costruzione di nuove carceri.

L'ACCUSA AD ARCUS: SCARSA TRASPARENZA
Un punto delicato è la società Arcus, fondata 8 anni fa e formata dai ministeri per i beni culturali e delle infrastrutture. “Svincolare la destinazione dei fondi dalla discrezionalità politica, prevedere una rendicontazione dei risultati più trasparente”, scrive Federculture in documento condiviso da Fai e Anci. Di fatto afferma che non c'è trasparenza né su come vengono assegnati quei milioni di euro, né su come vengono spesi.