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I 18 anni del Ruggito del coniglio
«Siamo finiti con Brunetta...»

Ruggito del coniglio
Di Roberto Rossi
9 luglio 2012
A - A





Il Ruggito del coniglio è stato un moto liberatorio prima ancora che un ossimoro. Era nato, spiega Marco Presta, non solo perché piaceva l'accostamento tra due termini così distanti, ma anche perché, «e Dio ci perdoni», aveva anche «un significato ideologico». Era un modo di dare, in radio, la possibilità alle persone comuni – dice Antonello Dose - di esprimersi sull'attualità, «di ruggire e dire la propria». Il coniglio che si fa leone. E mai un programma fu più indovinato. Da diciotto anni milioni di italiani si sintonizzano alle otto di mattina su Radio Due. È come il caffé. Un appuntamento al quale non si può rinunciare. Tanto che Marco Presta e Antonello Dose, le storiche voci del programma, ormai hanno fuso la loro immagine, perdendo i loro nomi propri. Per tutti sono Presta e Dose. E così lo saranno in questa intervista. Un tutt’uno. Con quella congiunzione che li lega fin da ragazzi.

Come vi siete conosciuti?
«Avevamo 15 anni e facevamo teatro in una parrocchia di Roma Sud. In realtà eravamo lì perché le nostre sorelle maggiori facevano le catechiste. Eravamo dei cattocomunisti impegnati nel sociale con dei sacerdoti illuminati come don Germano Greganti o don Sisto Gualtieri. Ci occupavamo, ad esempio, di carcerati». «Marco – dice Dose - a quei tempi del liceo girava con l'Unità nella tasca dietro dei jeans perché faceva tanto fico. E con l'Unità veniva in parrocchia». «Ed ero anche tollerato – gli ribatte Presta -. Era un compromesso storico bello, perché frutto di una fusione spirituale reale. Da un lato l’impegno politico dall'altro la fede che alla fine convergevano nell'idea di aiutare i più disgraziati».

Oggi questo non c'è più?
«No. Quelli erano tempi in cui sembrava possibile cambiare il mondo. La nostra generazione ha creduto di poterlo fare con la cultura. Poi abbiamo alzato gli occhi … e ci siamo trovato davanti Brunetta».

Il prossimo 10 settembre il vostro programma raggiungerà i diciotto anni di età. Diventa maggiorenne. Voi come vi sentite vecchi o giovani?
«Io non mi sono mai sentito completamente giovane. – dice Presta - E questo mi avvantaggia col passare dell'età. È come quando non sei bellissimo. Invecchiare è più facile se sei Alain Delon vedi i segni del tempo e ti rode di più. Io invece non sento una grande differenza e la cosa si riflette anche nel modo in cui ragiono: sono rimasto lo stesso di venti anni fa. Conservo una coerenza inutile ma obiettiva». «Per me che sono gay - argomenta Dose – già i quaranta erano una tragedia, arrivare a 50 anni è l'apocalisse. Il fatto è che di capoccia mi sento sempre venticinquenne».

Qual è il punto di forza di un programma così longevo?
«È il Paese. Questo è un Paese che ti dà modo di parlare e di fare satira ogni dodici minuti. Sembra che sia fatto apposta per dare lavoro a dei ceffi come noi. In Italia l'unico settore dove non c'è crisi è la satira».

Neanche dopo la caduta di Berlusconi?
«Noooo, Berlusconi era solo una punta di diamante. Si pensi a quello che sta avvenendo ora nella Lega. È meraviglioso. In altri Paesi ci andresti avanti anni, noi lo consumiamo in due settimane. Adesso chissà cosa succederà domani. Scopriranno che Casini in realtà si chiama Tamara; è un continuo come credo nessun altro paese occidentale. E questo ci avvantaggia in un modo meraviglioso. La produzione industriale non esiste più, le esportazioni sono un pettegolezzo, ma la materia prima nostra non manca mai».

Il Coniglio ha girato molto l'Italia in questi 18 anni. Come sono cambiati gli italiani?
«Purtroppo in peggio. Assomigliano sempre più alla nostra classe dirigente. Una volta si poteva sperare che il politico mascalzone fosse diventato un leader gabbando l'elettorato. Adesso l'impressione è che alcuni politici deprecabili vengano eletti da gente che sa perfettamente che sono deprecabili ma che in qualche modo si rispecchia. Del resto quando accadono scandali enormi e nessuno si indigna veramente allora ti viene da pensare che una parte del Paese che è diventata somigliante e complice, e questo è preoccupante. Questo cambiamento va fermato perché di qui a dieci anni diventerà irreversibile».

E come è stato possibile?
«Un certo tipo di televisione ha contribuito – sostiene Presta - Trenta anni di tv commerciale hanno inciso». «Ma anche un certo tipo di politica – dice Dose – Qui non si salva nessuno. Sono molti anni che vado a votare turandomi il naso. E non si tratta solo di antipolitica». «Non è vero - ribatte Presta - penso che qualcuno si salvi».

Che cosa è vecchio e cosa è nuovo nel Paese?
«Il nuovo che avanza è un ampliamento della superficialità. E a tratti è irritante. Pare che nei giovani, e per giovani intendo fino ai quaranta anni d'età, ci sia un’attenzione superiore per le frivolezze. Ad esempio: non si è mai vista così tanta gente tatuata. Persone che si fanno scrivere cose in giapponese sulle braccia. Magari c'è scritto: “Io sono un imbecille” e non lo sanno. Questo ampliamento della superficialità preoccupa e non piace. Di vecchio, invece, rimane molto. Questo Paese nelle cose importanti cambia con molta difficoltà. Sono venti anni che sentiamo parlare di grandi riforme. Ormai è diventato uno sketch, come il Sarchiapone».

Il governo Monti in quale solco si mette?

«Il governo Monti è un attentato contro la satira. Lo stesso effetto che ti dà un gambaletto quando sei a letto con la tua ragazza. Ha l'effetto smosciante. Però è anche grottesco pensare che in un momento di crisi una classe dirigente deve chiamare dei tecnici. È come quando tu hai un infarto e hai lì un chirurgo che ti dice: qui bisogna chiamare un dottore. Questo è un paradosso che nessun’altra democrazia occidentale si permetterebbe. Se pensassero di farlo in Germania o in Inghilterra l'elettorato li spazzerebbe via. Monti è un'anomalia tutta italiana».

E Grillo?
«Non ci si può scandalizzare per Grillo. Se una persona prende dei voti va rispettata. Grillo rappresenta una reazione di disgusto alla politica italiana. Quello che irrita è che lo si liquidi come un soggetto di varietà. Allora era più comica Mara Carfagna come ministro delle Pari opportunità. Quando centinaia di migliaia di persone votano per un signore di questo genere devi anche capire perché. Anche la Lega la liquidammo come un fenomeno folcloristico. Poi li hanno beccati che rubavano i portacenere in trattoria ed è finita, ma non di dimentichiamoci che è arrivata al governo».

Come tutte le cose anche il «Ruggito» finirà. «Ma non per consunzione» – spiegano Presta e Dose. «Il programma finirà di schianto. Forse d’infarto». Ma fino ad allora il coniglio potrà sempre sognare di essere un leone.