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Archivio aperto, così i film
di famiglia raccontano l'Italia

archivio aperto cartolina 480
Di Adriana Comaschi
26 ottobre 2013
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Uno sguardo privato per raccontare la nostra vita pubblica. È il ‘segreto’ di Home Movies, l’associazione che a Bologna ha costruito il più importante archivio italiano di filmati amatoriali e che ora lo mette in mostra, fino a venerdì 1, con la sesta edizione di «Archivio aperto». Dedicandola a un grande documentarista, Giampaolo Bernagozzi, di cui saranno proiettati i lavori sulla strage di Brescia, su quella dell’Italicus, su Bologna e la Resistenza. Ma ci sarà spazio anche per capolavori americani e affreschi sulla Grecia, anteprime, oltre alla consueta possibilità di imparare da vicino come si restaurano i film ‘di famiglia’.

Torna dunque una straordinaria occasione per un’incursione in un universo a metà strada tra dimensione personale e storica. Perché la scommessa di Home Movies è proprio questa: raccogliere, catalogare e conservare in condizioni ottimali tutti quei filmati «provenienti dalle famiglie, ma che non raccontano solo la vita familiare». Per restituire a loro dignità di documenti storici - non a caso, l’associazione crea il suo archivio nel 2005 nella sede del Parri Emilia-Romagna, Istituto per la Storia e le Memorie del 900. E per restituire al paese, appunto, uno sguardo diverso, in presa diretta, sulla società italiana e sul mondo del lavoro del secolo scorso. Attraverso proiezioni organizzate ovunque, «anche nelle chiese».

Una piccola eccellenza nostrana, insomma - oltre 17 mila filmati inviati da privati da tutta Italia per 6 mila ore di girato, «tutto quello che riguarda la società italiana tra gli anni 20 e gli 80 del Novecento si trova nel nostro archivio» rivendica con orgoglio Paolo Simoni, presidente di Home Movies. Non a caso, da qui pescano volentieri tv e documentaristi, di cui è punto di riferimento imprescindibile. I contatti poi sono internazionali, con inviti in ogni angolo d’Europa e pure una relazione alla Biblioteca del Congresso Usa.

Negli anni sono arrivati anche i riconoscimenti, come quello del ministero dei Beni culturali. Ma nessun intervento pubblico di sostegno, eccezion fatta per i 4 mila euro della Regione Emilia-Romagna destinati alle giornate di Archivio aperto. Così che la sfida lanciata ormai nel 2002 rischia di infrangersi contro costi sempre più fuori dalla portata di questa realtà amatoriale. «Per renderlo veramente accessibile il nostro materiale andrebbe digitalizzato, finora l’abbiamo fatto con strumenti artigianali ma sui grandi numeri questo non è più possibile - avverte Simoni -, servono apparecchiature da decine di migliaia di euro. Senza contare i problemi di personale».

Il futuro è a rischio insomma. Un motivo in più per seguire quest’edizione di Archivio aperto. Per chi passasse da Bologna, da segnalare i corti di Bernagozzi (oggi, sabato 26, alle 15) (28 maggio ore 10.12 Brescia, Italicus, Lo avrai camerata Kesselring, realizzati con Pierluigi Buganè), primo titolare della cattedra di cinematografia documentaristica al Dams di Bologna, promotore di un cinema come fotografia del reale. Ma anche Time Indefinite, uno dei lavori più apprezzati di Ross McElwee, Appunti per un film sulla Grecia e Inchiesta di famiglia di Luca Ferro. Il programma completo su www.memoriadelleimmagini.it/homemovie.