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Fiorello: «Il mio sogno
era fare il calciatore»

fiorello mani in alto
7 settembre 2012
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«Il mio sogno era fare il calciatore». Fiorello torna a parlare in radio e lo fa con un'intervista di venti minuti su Radio Uno Rai al programma «Generazione Nova», raccontando e raccontandosi.

«Spesso la propria strada si trova attraverso un fallimento. Non bisogna mai voler arrivare a tutti i costi - spiega lo showman -. Il segreto del mio successo è stato vivere tutto in maniera molto spontanea, senza partire da presupposto che ciò che mi veniva spontaneo potesse essere un mestiere. Non ho mai amato bussare alle porte, credo che se ci sia del talento prima o poi verrà scoperto. Bisogna darsi da fare e soprattutto: fare».

Parlando del dialogo tra generazioni, Fiorello dice che «oggi ci sono meno distanza anche tra padri e figli. Un giorno ascoltavo i Bee Gees e mio padre, entrato in camera, mi ha detto con una tipica colorita espressione siciliana: 'che caspita ascolti? Quelli sono tutti drogati!'. Oggi invece conosco perfettamente gli idoli musicali di mia figlia».

Rispondendo ad una battuta del conduttore, che gli ha letto una sua frase relativa al successo ed a quello che può comportare («mia figlia mi ha chiamato ed io le ho detto: parla con il mio agente!») Fiorello ha sottolineato l'importanza di «stare con i piedi per terra. Il successo può far perdere le coordinate, cosa che bisogna evitare di fare. Mai prendersi troppo sul serio».

Un pensiero poi ai suoi amati «pischelli», «che vivono oggi un momento in cui» ci sono più pericoli rispetto al passato. Dopo il mio invito a mandare loro almeno un sms quando escono, sono diventato l'idolo dei genitori».