Favole dal mondo
in ambulatorio

L'altro mondo di Andrea Satta: il dottore che va in bici e suona con i Têtes de Bois diventa un libro: storie antiche da madri-griot per rompere l'isolamento.
andrea satta, favole
Di Daniela Amenta
28 novembre 2011
A - A
Questa è una bella storia d’amore. Ci sono le mamme, ci sono i bambini e ci sono le fiabe. Le fiabe che ogni lunedì vengono raccontate nell’ambulatorio di un dottore gentile a Valmontone, un posto che ieri era un paese, oggi è la periferia estrema di Roma. Questa storia se l’è inventata (l’ha voluta, l’ha pensata e perseguita) Andrea Satta che scrive libri e articoli per l’Unità, scrive e canta canzoni con i Têtes de Bois, va in bicicletta come un fulmine e cura i bambini.

Andrea è un pediatra di base che ama profondamente i piccoli. Per guardarli negli occhi si siede per terra, invaghito da «quelli che spesso non arrivano a tre chili, fragili e con le manine rampicanti, che ruotano gli sguardi verso la luce». Ha pazienti di 35 Paesi diversi, praticamente tutto il mondo. Quando all’ambulatorio di Valmontone è arrivata una famigliola dall’Isola del Sud della Nuova Zelanda, hanno fatto festa. Quattro Continenti e, a volte, troppa solitudine. Un muro invisibile. Una donna del Marocco lo aveva confessato ad Andrea: «Sono otto anni che sono qui ma non ho un’amica. Neppure Mohammed mio figlio ha amici. Le uniche persone che incontriamo le abbiamo conosciute qui da te, aspettando l’ora della visita».

COSA SUCCEDE IL LUNEDÌ
E allora al dottore che non porta il camice e culla i bambini con la febbre è venuta l’idea di aprire l’ambulatorio al lunedì per incontrarsi. Ogni mamma porta un dolcetto, un piatto di cous-cous, quello che può. I bambini si mettono al centro e ascoltano. Oppure giocano tra loro. E ognuna di queste madri racconta una fiaba. Un po’ in italiano, un po’ in arabo mimando con le mani, oppure in rumeno con una signora filippina che è arrivata qui da più tempo e si improvvisa traduttrice. O in brasiliano, pakistano, moldavo....

L’altro pianeta di Andrea Satta è diventato un libro: si intitola Ci sarà una volta - Favole di mamme in ambulatorio (Infinito Edizioni, 130 pagine, 12 euro) con le illustrazioni belle e divertenti di Staino e due prefazioni: una di Dario Vergassola e un’altra (fiabesca) di Moni Ovadia che scrive «Noi non sappiamo più raccontare, ma se con l’aiuto della fantasia dei nostri bimbi riafferriamo il bandolo del filo della narrazione, forse possiamo salvare la nostra comunità umana dai devastanti pericoli che incombono su di essa».

Mamme-griot come i cantastorie d’Africa che tengono attiva la memoria più antica e intima di un popolo e la trasmettono agli altri. Storie che diventano grimaldelli garbati per rompere l’isolamento, il silenzio. Storie che arrivano da lontano ma contengono un insegnamento semplice. Storie-archetipo improbabili o mutuate da frammenti di storie vere dove maghi, streghe e bambini bravi parlano con pesci, gru, conigli o cammelli, uccellini o rane, leoni e bruchi. Un’esistenza parallela, animata e vivacissima, dove ognuno ha il suo posto e non ha paura di nulla, meno che mai degli altri.

DA BARI ALLA NORVEGIA

All’ambulatorio di Valmontone non ci sono solo mamme che arrivano da luoghi che sono puntini nel mappamondo. Filomena, ad esempio, è nata a Bari. È sola anche lei: affetti distanti, catena di soccorso inesistente, la difficoltà di relazionarsi con una nuova comunità che ha un dialetto diverso, una mentalità differente. Per questo un lunedì si è presentata all’«ambu» a dire la sua fiaba, quella che qualcuno le raccontava per addormentarsi da piccola. Scorrono le parole, si incrociano le storie. Ci sono i troll norvegesi di Tine e le pecorelle di Adriana, che arriva dalla Romania, c’è una fiaba scritta in urdu da Sharif che ha una moglie con il vestito colorato che si chiama Naheed e due piccolini: Ayesha e Zaheeb. Pare di vederli nella stanza dei racconti, in quel paese che è diventato periferia di Roma.

Il minimondo di Andrea Satta è così lieve e intenso che commuove e strappa sorrisi. E ha un suono cristallino, ritmato e saltellante. Il suono del canto del benvenuto. Perché, come dice il dottore che va in bici e suona con i Têtes de Bois, «conoscersi è la strada». Poi, il futuro viene da sé. E siccome questa è una bella storia d’amore i diritti d’autore di Ci sarà una volta sono destinati al Centro Pediatrico di Emergency per i bambini del campo profughi Mayo, in Sudan. Una bella storia. Con un lieto fine.