Il 20 novembre 2008 l'allora ministro per i Beni culturali Sandro Bondi dette il benestare e firmò l'acquisto di un piccolo crocifisso in legno accettandolo come di Michelangelo. Lo Stato lo pagò 3 milioni e 250 mila euro. Una cifra irrisoria se del maestro (un'opera così potrebbe valere somme fino a 80-100 milioni), spropositata se di un autore meno famoso. La Corte dei Conti ha deciso che lo Stato italiano deve essere risarcito per danno erariale, contestando di fatto l'attribuzione: a giudizio rinvia innanzi tutto il principale motore dell'acquisto da un antiquario privato, l'attuale sottosegretario dei Beni culturali Roberto Cecchi. L'accusa è danno erariale.
La piccola scultura fu presentata trionfalmente all'ambasciata italiana presso la Santa Sede, da Cecchi stesso al Tg1, ora giace lontano dai riflettori nei depositi del museo del Bargello di Firenze lontano dalla vista pubblica. Molti i critici per l'attribuzione: se era scultura del giovane Buonarroti il ministero l'aveva pagata un prezzo non solo irrisorio, ma incredibile (anche se il mercato italiano contrae molto i prezzi, un disegno di Michelangelo a Londra anni fa passò all'asta per una cinquantina di milioni). Se invece non era dell'artista del David bensì di uno scultore fiorentino del tardo quattrocento - come hanno sostenuto specialiste quali la Lisner e Paola Barocchi - quei 3,2 milioni di euro erano una spesa ingiustificata per l'erario. Tanto più (ma indipendemente da questo) in un'era di risparmi all'osso e tagli feroci alle spese culturali.
Con Cecchi – allora direttore generale - la Corte dei Conti vuole mettere a giudizio chi concorse all'acquisto: la soprintendente per il Polo museale fiorentino Cristina Acidini, il direttore generale ora in pensione Bruno de Santis, e – ma con responsabilità di gran lunga inferiori – gli studiosi del comitato di settore che espressero però un semplice parere.
La scultura in legno, probabilmente di pioppo e non di tiglio come detto all'acquisto, è alto circa quaranta centimetri. Chi ha convinto lo Stato a comprarlo lo ritiene opera giovanile del Buonarroti, intorno al 1492-1494. Nessuna documentazione lo prova. Altri esperti lo hanno ritenuta scultura pur di qualità ma di serie e di un bravo sculture, forse del Sansovino, forse d'altri, non del nome-mito. Valore stimabile: 700mila euro circa, al massimo, ma può scendere fino a 70mila.