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Belluscone, il film impossibile di Maresco di G.Ga.

belluscone di Maresco film venezia 720
Dell'Utri nel film "Belluscone" di Franco Maresco
Di Gabriella Gallozzi
31 agosto 2014
A - A
Doveva essere la storia, quasi in forma d’inchiesta, del rapporto “esclusivo” che ha sempre avuto Berlusconi con la Sicilia, vedi la condanna di Dell’Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. E invece è diventata la storia di una sconfitta, quella del regista e quella del nostro Paese. Stiamo parlando di Belluscone, una storia siciliana, il nuovo film di Franco Maresco che ha fatto venir giù la sala Grande dagli applausi al festival di Venezia.

È il primo film “in solitaria” dopo il divorzio artistico da Daniele Ciprì col quale ha condiviso la lunga e geniale stagione di Cinico tv e poi il “cinema puro” e radicale di una manciata di titoli per i quali (Totò che visse due volte, in particolare) sono finiti pure in tribunale, accusati di “vilipendio alla religione”. Conquistando però l’entusiasmo della critica, anche internazionale. Ma questa è un’altra storia, lontana, che Franco Maresco sta ancora pagando sulla sua pelle, tra debiti ed ostracismi.

La storia di oggi è Belluscone, una sorta di film “maledetto”, cominciato tre anni fa e mai finito. Bloccato da mille difficoltà, denunce, problemi tecnici, finanziari e vera e propria iella. A riprova di come certa materia, tutta politica, sia ancora oggi incandescente. Un film incompiuto dunque, in cui ci accompagna un Virgilio molto speciale: Tatti Sanguineti, storico del cinema, critico e antico amico di Maresco. Lo vediamo arrivare da Milano a Palermo per cercare il nostro regista che, intanto, si è eclissato. È sparito. Anche qui al Lido non si è presentato facendo annullare la conferenza stampa ufficiale e lasciando a bocca asciutta la stampa.

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