Alice Rohrwacher, regista, sorella dell'attrice Alba, alla Quinzaine a Cannes ha portato il suo film “Corpo celeste”, suo primo lungometraggio molto applaudito dalla stampa estera e che in Italia qualcuno ha giudicato come anticlericale.
«Non volevo offendere la Chiesa. Anzi sono un grande ammiratrice di padre Giacomo Panizza delle Comunità Progetto Sud e se dovessi scegliere tra Chiesa e tv, per mia figlia Anita che sto crescendo come atea, direi Chiesa sì e tv no», commenta la regista sulla Croisette. Il film uscirà in Italia il 27 maggio, distribuito da Cinecittà Luce, e parla di una tredicenne, Marta (Yile Vianello) che deve passare la cresima in una Reggio Calabria d'inverno dopo dieci anni passati in Svizzera. Qui la ragazza vivrà i turbamenti di un corpo che cresce mentre viene educata alla religione, tra compagne che già si atteggiano a veline e un sacerdote, Don Mario (Salvatore Cantalupo) che utilizza il voto di scambio per fare carriera o solo per sopravvivere.
«Più che soffermarsi sull'aspetto anticlericale, i francesi sono rimasti meravigliati della rivisitazione dei luoghi comuni del Sud. Facevo vedere loro un Sud più problematico con atmosfere poco solari e questo li ha spiazzati». Comunque, «hanno visto questo film più come un lavoro di ricerca spirituale che come un film di denuncia. Ed è vero, perché quello che mi interessava era casomai aprire un dibattito su certi temi. Tutto qui».
Alice Rohrwacher andrà ora a Berlino per tre mesi per scrivere la sceneggiatura del suo prossimo lavoro: «Voglio fare un documentario sul paesaggio italiano, specie dal punto di vista del mondo rurale, agrario, anche consultando ovviamente l'archivio dell'Istituto Luce. Il lavoro sarà poi la base per un nuovo film di fiction».