Addio al Maestro Teo Usuelli. Collaborò a lungo con Ferreri

 
Di Luca Del Fra
15 aprile 2009
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Uomo discreto, dal carattere dolce, dallo sguardo distaccato e ironico, appassionato musicista: fino agli ultimi momenti i vicini a volte lo sentivano suonare il pianoforte. Teo Usuelli se ne è andato due giorni fa nel suo appartamento di Roma dove gli amici più stretti sono passati ieri per un ultimo saluto.

I cinefili lo ricordano per le sue colonne sonore dei film di Marco Ferreri, ma Usuelli è stato un compositore e un musicista dalla vita ricchissima: dalla canzonetta alla musica colta passando per la musica popolare e corale, nulla sembrava estraneo alla sua curiosità sonora onnivora, ma sempre vigile e controllata. Nato a Reggio Emilia nel 1920, aveva studiato musica al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove si era diplomato in canto corale e composizione polifonica vocale. Durante la guerra, aveva combattuto nelle file partigiane, poi si era trasferito a Roma e qui aveva sviluppato il suo peculiare mondo sonoro. «Venendo da una formazione musicale super-classica – spiega Michele dall’Ongaro compositore e responsabile musicale di Radio 3, figlio di primo letto della moglie di Usuelli Deddi Savagnone -, non aveva paura di esplorare universi musicali molto diversi».

A inizio carriera il suo amore per la vocalità lo aveva spinto a comporre moltissimi arrangiamenti corali di brani di origine popolare, di cui i più eseguiti sono quelli delle società corali montane. Questo impegno curiosamente lo condusse a scrivere musica per film quando gli fu chiesta la colonna sonora per il documentario Italia K2 del regista Marcello Baldi: «Fino a L’udienza, è stato il musicista di tutte le pellicole di Ferreri – continua dall’Ongaro -, nella convinzione di strappare la musica da film dal dilettantismo, mettendo a disposizione dell’artigianato cinematografico le tecniche della musica colta. Ma se andava così d’accordo con Ferreri era perché condividevano uno sguardo ironico, diciamo di vellutata e acida ironia, sul mondo».

Lucio Dalla cantó per lui
Insegnante di Conservatorio, autore di Il male oscuro, un’opera in tre atti su testo di Giuseppe Bertola ancora ineseguita, negli ultimi anni si era avvicinato alla musica elettronica colta collaborando con il compositore Michelangelo Lupone. Se si spulcia negli annali, Usuelli è anche l’autore di canzoni di grande successo come Per sole cento lire – ironico contraltare delle mille lire - e tenne a battesimo nel 1968 o giù di lì un Lucio Dalla imberbe, se mai lo è stato, interprete di Ho lasciato la luce accesa, canzone inserita da Ferreri nella colonna sonora del film Dillinger è morto. «Era un vero signore – ricorda Ennio Morricone – e naturalmente nel mondo del cinema era considerato uno un po’ “strano”, forse perché era troppo scrupoloso». Certo la figura di Usuelli sembra ricordarci come i Conservatori, quando erano scuole severe e un po’ accademiche, riuscivano a dare ai musicisti i mezzi per sapersi muovere in ogni situazione: «Il suo segno intellettuale era l’ironia – conclude dall’Ongaro -, ma la forza di Teo era di essere molto serio e riuscire a prendere tutto con grande leggerezza e senza alcuna faciloneria».