La deriva italiana

 
Di Luigi De Magistris
1 agosto 2010
A - A
Al Parlamento europeo i deputati sono disorientati per quello che accade in Italia. Vi è preoccupazione, sgomento, incredulità, indignazione, scherno, commiserazione: un po’ di tutto, a seconda degli interlocutori. La domanda ricorrente che pongono: “come fate a votare ancora Berlusconi con tutto quello che ha fatto in questi anni?”. E’ una domanda avanzata anche da deputati conservatori, dello stesso gruppo politico del PDL. Non riescono a comprendere come faccia la parte politica maggioritaria del Paese a votare Berlusconi: per le sue malefatte, per il perseguimento di interessi privatistici, per il massacro dell’etica pubblica, per il suo tratto da dittatorello peronista, per il suo populismo cialtronesco, per i collegamenti con la mafia, per il coinvolgimento in processi penali per fatti gravissimi che in altri Paesi, come Germania o Inghilterra, avrebbero condotto un politico a ritirarsi a vita privata. Non comprendono come possa accadere che in Italia più si è intrisi di questione morale e questione criminale, più si fa carriera e si scalano i vertici delle istituzioni. In Europa c’è un’insofferenza molto forte per il livello di corruzione e di truffe sui fondi europei che si registra nel nostro Paese. Diventa imbarazzante assistere durante gli incontri istituzionali al ruolo da ‘cenerentola’ della legalità che l’Italia sta assumendo. Per non parlare del disorientamento di fronte a leggi come lo scudo fiscale (che introduce il riciclaggio di Stato) e la “legge bavaglio”. L’Italia che soprattutto ai tempi di Falcone e Borsellino, oltre che di Mani pulite, era all’avanguardia nel contrasto ad ogni forma di criminalità, oggi è la nazione che approva leggi criminogene che favoriscono ogni forma di criminalità tanto da diventare una sorta di asilo politico privilegiato per i delinquenti di ogni risma. Per non parlare del disgusto che si prova per la torsione neoautoritaria - portata avanti da un partito che si definisce liberale - che si manifesta addirittura nella compressione di uno dei diritti fondamentali della casa europea: la libera manifestazione del pensiero. E che dire delle censure al nostro Paese per i rigurgiti xenofobi e razzisti, fatti di respingimenti di massa di immigrati inermi e della criminalizzazione del diverso senza che abbia commesso un crimine? L’Italia è tra i fondatori della Comunità europea, il patrimonio del nostro Paese è di tutti. Non possiamo consentire che cricche masso-mafiose e un sistema intriso e infetto di corruzione possano condurre anche al dissolvimento culturale del nostro Paese. L’idea che i predatori di risorse pubbliche e i ladri di Stato possano a breve vendere anche la fontana di Trevi, gli Uffizi e la Reggia di Caserta, per fare cassa evocando strumentalmente i parametri europei, mi fa pensare ad altre domande che ci porranno ai margini dell’emiciclo: “è vero che state vendendo la vostra storia, la vostra identità, il vostro futuro”?