i bambini migranti

Di Giancarlo De Cataldo
4 aprile 2011
A - A
La Convenzione sui diritti del fanciullo di New York (1989), ratificata in Italia con una legge del 1991, stabilisce che in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza delle istituzioni pubbliche e delle autorità amministrative, l'interesse superiore del fanciullo deve essere tenuto in considerazione preminente.
E stabilisce che i diritti dei minori vadano garantiti senza distinzione di sorta “a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza”.
Un preciso impegno internazionale vincola l'Italia, e gli altri Paesi firmatari, al rispetto di questa convenzione. Fra le conseguenze pratiche del dovere normativo rientrerebbe, dunque, l'obbligo di prestare assistenza degna di questo nome ai minori migranti che sbarcano, in queste ore, sulle coste europee. E l'Italia dovrebbe essere in prima fila: siamo, dopo tutto, il Paese che vanta strenui difensori della famiglia da pericoli come le unioni gay e il relativismo culturale.
Invece, per un singolare sussulto culturale, sembra che il tema stia a cuore solo a qualche lacrimosa anima bella della sinistra radical-chic (ovviamente, dal caldo rifugio di eleganti loft nei centri storici). Mentre i nostri governanti, in sintonia con il popolo che chiede sicurezza, si danno da fare per difenderci dall'orda di potenziali stupratori in fasce e terroristi in erba.