L'agricoltura è tornata di moda?
Presentati 20 nuovi DOP

Di Mauro Rosati
3 febbraio 2012
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Verso l’agricoltura c’è sicuramente un nuovo interesse come si legge dal Rapporto Qualivita Ismea 2011 sulle produzioni agroalimentari italiane Dop, Igp e Stg, presentato gli scorsi giorni al Ministero delle politiche agricole.

La sintesi numerica racconta di una base produttiva di 85.000 aziende, un volume prodotto di 1,3 milioni di tonnellate, un fatturato alla produzione di 6 miliardi di euro (che diventano 10 al consumo) e un fatturato dell’export di 1,9 miliardi. Questa la fotografia dell’Italia della qualità, che si conferma leader in Europa per numero di prodotti registrati arrivati a fine 2011 a quota 239.

Le 20 nuove denominazioni italiane del 2011, presentate con Anteprima Dop, significano circa 7200 nuove imprese che si inseriscono nel circuito della qualità agroalimentare, ma soprattutto si tratta di aziende disposte a farsi controllare per garantire la qualità del prodotto al consumatore finale.

«I numeri dell’Italia certificata Dop, Igp e Stg raccontano decisamente una bella storia: primi al mondo per numero di certificazioni, crescita della sensibilità verso la qualità da parte dell’intero settore e filiera osserva Alberto Mattiacci della Sapienza di Roma e consulente Qualivita Ma sarebbe ingenuo lasciarsi andare a toni trionfalistici: l’intero comparto fattura alla produzione quanto la Ferrero da sola (circa 6 miliardi) e i valori dell’export hanno ancora margini di miglioramenti. Data la sostanziale assenza di grandi e medie imprese capaci di imprimere un ritmo diverso al mercato, ritengo che il ruolo dei Consorzi sia cruciale nel futuro delle produzioni a DO. A mio avviso è nella loro capacità di divenire centri propulsivi di marketing che sta il futuro di mercato delle denominazioni.

Alcuni, mi sembra siano già sulla strada giusta. Di contro, sempre ragionando in chiave di mercato, ritengo anche che una politica "todos caballeros" che cioè conferisca i certificati sia a prodotti complessi che a commodity marginali e sconosciute, sia forse da ripensare».

Egidio Sardo, Direttore generale di Ismea, ha sottolineato invece che come «già dai dati nuovi riferiti alle esportazioni e ai consumi interni anche per il 2011, sembra confermato l’andamento positivo per i prodotti agricoli e alimentari di qualità, evidenziando un trend di rinnovata fiducia».

Centrale rimane inoltre il tema della contraffazione sia nei mercati esteri che italiani. «I nostri prodotti subiscono concorrenza sleale sui mercati terzi chiosa Giuseppe Liberatore, Presidente Alcig anche se è stato fatto molto sia dal Ministro Catania che da Paolo De Castro, sul Pacchetto qualità» .

Le risposte conclusive del Ministro dell’agricoltura Mario Catania sono state esplicite «La contraffazione danneggia tutto il nostro sistema produttivo orientato alla qualità. Dobbiamo e vogliamo difendere questo patrimonio. La prossima settimana proporremo un disegno di legge piuttosto complesso, sulla tutela della qualità e del Made in Italy. L’indicazione di origine dei prodotti deve essere leggibile, ma non è una panacea. Il Rapporto Qualivita Ismea è di estrema qualità e sicuramente aiuta a far capire le nostre produzioni che hanno molto bisogno di essere riconosciute anche all’estero. Per questo deve ripartire l’Ice, dismessa troppo frettolosamente anche se ci sono poche risorse, ma cercheremo di usarle al meglio».

Al termine il Ministro ha consegnato una targa di riconoscimento ai rappresentanti delle 14 nuove denominazioni italiane registrate nel secondo semestre 2011: Farina di Castagne della Lunigiana Dop, Formaggella del Luinese Dop, Fagiolo Cuneo Igp, Fichi di Cosenza Dop, Porchetta di Ariccia Igp, Prosciutto Amatriciano Igp, Liquirizia di Calabria Dop, Coppa di Parma Igp, Brovada Dop, Carciofo Brindisino Igp, Seggiano Dop, Terre Aurunche Dop, Ciliegia dell’Etna Dop, Salva Cremasco Dop.

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