Cinzia Angiolini: «In Lunigiana mi batto per gli agnelli»

Una vita dedicata alle pecore zerasche e alle biodiversità «È l’unico modo per non far fuggire i giovani da questi monti invece si preferisce macellare e vendere in nero»
cinzia pecore
Di Jolanda Bufalini
13 aprile 2011
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Cinzia Angiolini vive a Zeri (Lunigiana) sull'Appennino sperduto, dove ha ripreso l'allevamento della pecora zerasca. Lo ha fatto dando vita ad un consorzio di giovani donne allevatrici. Grazie a lei e a loro, l'agnello di Zeri è un presidio slowfood, è una carne pregiatissima nella ristorazione.

Ma non c’è solo la carne, c’è la lana, c’è il recupero delle biodiversità e di antiche tradizioni come la cottura nei testi, campane di ghisa o coccio dove si preparano i testaroli. Per salvaguardare le pecore zerasche, che hanno la caratteristica di essere molto grandi e non sono da latte, le allevatrici si aiutano fra loro, mescolandole, in modo da evitare la riproduzione fra consanguinei. Così Renato, il montone di Cinzia (che dà un nome a tutti i suoi animali) passa all’allevamento di Valentina e quello di Valentina a Eva, Patrizia, eccetera.

Una donna «assolutamente eroica, come tante, che conosco, che ho visto al lavoro e che non si perde mai d'animo» dice la “testimonial” Susanna Cenni, parlamentare toscana. Cinzia, quando le telefoniamo, è in ansia a causa, «della politica con la p minuscola, che non si pone il problema di ciò che sia più giusto per gli animali, per la pastorizia». Poi il discorso si interrompe perché c'è la Nippa che piange. Nippa è un'agnellina partorita da Vecchia, una pecora anziana che non se ne prende cura ma che, insomma, «se se ne andrà ci avrà lasciato quest'ultimo regalo». Cinzia ha fatto spesso da mamma agli agnelli, «noi donne allevatrici siamo più attente degli uomini a queste cose», anche se «Le pecore allevate in casa sono meno selvatiche e questo è un problema».

Al pascolo un lupo, un cane, lo stesso montone possono aggredire e «loro sono meno pronte a difendersi, sentono meno il pericolo. Io aspetto a mandarle nel branco che siano forti e ben cresciute, ma negli animali come nelle persone, alla fine, è il carattere quello che conta». Cinzia ha portato innovazione nelle montagne fra Toscana, Liguria, Emilia, un mondo chiuso, con poca comunicazione con l'esterno. «Per la sagra – racconta Cinzia – viene Sergio Staino e ci fa la locandina».

Lei ha studiato fuori ma è tornata e vorrebbe che fosse così anche per i ragazzi di ora: «L'amministrazione locale non capisce che non si può puntare tutto sulla neve, quando non c'è la neve intere famiglie sono alla disperazione, senza lavoro». Cavalli, agriturismo, enogastronomia, mucche, castagne, maiali, passeggiate: «Invece i sentieri per il trekking non vengono puliti da anni». E così i giovani scappano, cercano lavoro fuori. Motivo di rabbia per la politica «con la p minuscola» è la questione del macello. «Regione e Provincia ci hanno aiutato, invece il comune di Massa Carrara ci mette i bastoni fra le ruote». Un piccolo macello mobile, «una casetta di legno verde» è fermo da tre anni e ora «rischiamo anche di perdere una parte dei finanziamenti ricevuti per questo progetto». Intanto si devono portare gli agnelli a Pontremoli, 40 km di strada di montagna, «quelle povere bestie stipate, messe sul camioncino la sera prima, soffrono. E i costi sono proibitivi perché paghiamo il personale a parte, poiché a Pontremoli non sono interessati agli animali piccoli. Fra trasporto del vivo e macellazione 100 euro per quattro agnelli».

La dead line per non perdere i finanziamenti è il 15 maggio e Cinzia ce la sta mettendo tutta ma «il terreno che individuiamo non va mai bene». La verità, sospira, è che «se riusciamo per qualcuno sarà una sconfitta perché sarebbe un premio per chi ha creduto nel consorzio». La sua è anche una battaglia «etica» e per la tracciabilità della carne che va ai consumatori e che rischiano perché «è chiaro che se un animale ha la tenia la attacca a chi mangia». Perciò «è importante il controllo veterinario e non eccedere negli anti-parassiti».

Nel consorzio fanno attenzione a non sovraccaricare di medicinali mentre «io non so quanti antibiotici avremo mangiato con la carne». Invece, «le pecore vengono registrare come animali da compagnia» e poi «si macella nei boschi o nelle case, si vende in nero» ed è ovvio che ci sono molte complicità.
Le ragazze, invece, ce la mettono tutta per fare qualcosa di buono, «con il Consorzio abbiamo creato anche un disciplinare e c’è chi crede in noi».

Ma la politica con la p minuscola ha paura di scegliere, perché «metterebbe in ombra qualcun altro». Lei, Cinzia, faceva parte della maggioranza di centro sinistra a Massa. Si è dovuta dimettere perché è stato ravvisato un conflitto d’interessi con il Consorzio.